European Biotech Week: una settimana per raccontare le biotecnologie

Dal 28 settembre al 5 ottobre torna in Italia la settimana dedicata alle biotecnologie. Oltre 90 appuntamenti per raccontare una ricerca che non riguarda soltanto farmaci e salute, ma attraversa agricoltura, ambiente, industria ed energia. Una manifestazione nata in Canada nel 2003 e diventata nel tempo un appuntamento internazionale.

Per una settimana il DNA esce dalle provette, i laboratori aprono le porte e una parola ancora percepita come specialistica, biotecnologie, prova a raccontarsi fuori dalla comunità scientifica. È la European Biotech Week, che dal 28 settembre al 5 ottobre 2026 celebra la sua quattordicesima edizione europea. In Italia il programma coordinato da Assobiotec-Federchimica supera i 90 appuntamenti e comprende iniziative in presenza, online e ibride, alle quali si aggiungono eventi satellite.

Conferenze e seminari convivono con laboratori, webinar, visite ai centri di ricerca e alle imprese, incontri destinati agli studenti. Non è soltanto una formula organizzativa. È uno degli elementi che spiegano il senso dell’iniziativa: portare le biotecnologie fuori dai luoghi nei quali vengono studiate e sviluppate e mostrare dove entrano nella vita quotidiana. Nel programma italiano si passa dalla terapia e dalla diagnostica all’agroalimentare, dai processi industriali al risanamento ambientale e alle energie rinnovabili.

La manifestazione, del resto, non ha una sede unica. La European Biotech Week è costruita come una rete di appuntamenti locali, regionali, nazionali ed europei promossi da associazioni, università, imprese, istituzioni, musei scientifici e organizzazioni della ricerca. Il calendario europeo 2026 comprende eventi in diversi Paesi e conferma un modello volutamente decentrato, capace di rivolgersi sia agli specialisti sia a studenti e cittadini.

Per trovare l’origine della Biotech Week bisogna attraversare l’Atlantico e tornare indietro di oltre vent’anni. Nel 2003 BIOTECanada, l’associazione canadese dell’industria biotecnologica, avviò la National Biotechnology Week, coinvolgendo le organizzazioni provinciali in attività di sensibilizzazione e incontro con il pubblico. Quella esperienza, nata per accrescere la conoscenza delle biotecnologie e valorizzare la scienza, divenne progressivamente un modello esportabile.

Dieci anni dopo arrivò il passaggio europeo. Nel 2013 EuropaBio, associazione dell’industria biotecnologica europea, promosse la prima European Biotech Week. La scelta dell’anno aveva un valore simbolico preciso: ricorreva il sessantesimo anniversario della pubblicazione, nel 1953, del modello della struttura a doppia elica del DNA, una tappa fondamentale nello sviluppo della biologia molecolare moderna. La stessa organizzazione della Biotech Week lega esplicitamente la nascita della manifestazione europea a quell’anniversario e alle successive applicazioni delle conoscenze sul DNA in campi molto diversi.

Da allora l’appuntamento è diventato annuale, mantenendo una struttura diffusa. Non una grande esposizione concentrata in una capitale europea, ma una costellazione di iniziative: workshop, visite aziendali, seminari, dimostrazioni, incontri con i ricercatori, attività nelle scuole e appuntamenti aperti al pubblico.

I dati delle edizioni precedenti danno la misura della partecipazione. Nel 2022, in occasione della decima edizione europea, 15 Paesi ospitarono 94 attività, organizzate con il coinvolgimento complessivo di 106 organizzazioni, tra associazioni, scuole, università, centri di ricerca, istituzioni pubbliche, aziende e musei scientifici.

Nel 2016 nacque la Global Biotech Week, riportando su scala internazionale un modello che era partito dal Canada tredici anni prima. L’obiettivo dichiarato era sensibilizzare cittadini, decisori politici e altri interlocutori sul potenziale scientifico ed economico delle biotecnologie.

Ridurre il biotech alla farmaceutica sarebbe però fuorviante. Le biotecnologie intervengono nella diagnosi e nel trattamento delle malattie, ma trovano applicazioni anche nell’agricoltura, nell’alimentazione, nei processi industriali, nell’energia, nella gestione delle risorse e nel trattamento delle acque. È questa trasversalità a spiegare perché, nel corso degli ultimi anni, il settore abbia conquistato uno spazio crescente anche nelle politiche industriali e scientifiche dell’Unione europea.

Quella che nel 2013 poteva apparire soprattutto come una settimana dedicata alla divulgazione scientifica si svolge oggi in uno scenario profondamente cambiato. Le biotecnologie sono diventate una questione di competitività industriale, investimenti, autonomia strategica, trasferimento tecnologico e capacità di trasformare i risultati della ricerca in produzioni su scala industriale. La Commissione europea riconosce espressamente che l’Europa dispone di una solida base scientifica, ma incontra difficoltà nel trasformarla in soluzioni disponibili sul mercato a causa, tra l’altro, della frammentazione dei finanziamenti, delle complessità regolatorie e della lentezza nell’adozione delle innovazioni.

Il 2 luglio 2025 la Commissione ha presentato Choose Europe for life sciences, strategia che punta a fare dell’Unione europea il luogo più attrattivo al mondo per le scienze della vita entro il 2030. Il piano interessa l’intera catena del valore e mira ad accelerare l’innovazione, facilitarne l’accesso al mercato e rafforzare la fiducia nelle nuove tecnologie. La strategia collega esplicitamente le scienze della vita a salute, agricoltura, alimentazione, energia, biotecnologie e produzione sostenibile.

Pochi giorni dopo, il 10 luglio 2025, anche il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sul futuro delle biotecnologie e della bioproduzione europea con 494 voti favorevoli, 83 contrari e 71 astensioni. Il Parlamento ha indicato tra le priorità la semplificazione delle procedure, il sostegno alla commercializzazione dei risultati della ricerca, un migliore accesso ai capitali e un quadro normativo capace di incoraggiare l’innovazione mantenendo adeguati standard di sicurezza.

A questo percorso si è aggiunta, il 16 dicembre 2025, la proposta della Commissione per un European Biotech Act, inizialmente focalizzata soprattutto sulle biotecnologie per la salute. Tra gli obiettivi figurano il rafforzamento della ricerca e della capacità produttiva, l’accesso ai finanziamenti per imprese e startup, l’impiego di intelligenza artificiale e dati, la riduzione dei tempi necessari per arrivare sul mercato e il rafforzamento della biosicurezza. Nel 2026 l’attenzione della Commissione si sta inoltre estendendo all’ecosistema biotech al di là della sanità.

È dentro questo scenario che la Biotech Week 2026 acquista un significato ulteriore. Raccontare le biotecnologie oggi non significa soltanto spiegare una tecnologia. Significa discutere della capacità europea di trasformare conoscenza scientifica in innovazione, imprese e produzioni, ma anche dei criteri con cui regolamentare tecnologie destinate a incidere sulla salute, sui sistemi alimentari e sui processi industriali.

In questo quadro l’Italia occupa da anni una posizione particolarmente visibile. La manifestazione nazionale è coordinata e promossa da Assobiotec-Federchimica, attorno alla quale si è formata una rete di università, enti di ricerca, aziende, scuole, associazioni e istituzioni. Nel 2025 Assobiotec indicava l’Italia come il Paese con il maggior numero di iniziative a livello europeo. Per il 2026, in attesa di un confronto definitivo tra tutti i calendari nazionali, il programma italiano conta già oltre 90 appuntamenti.

Il riconoscimento istituzionale arrivò già nel 2015, quando la Biotech Week italiana ottenne la Medaglia del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, come premio di rappresentanza. Per il 2026 il programma definitivo di Assobiotec indica inoltre il patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati.

La dimensione della manifestazione diventa più significativa se messa accanto a quella del settore produttivo che racconta, Il rapporto Il Biotech in Italia. Numeri, storie e trend, presentato nel dicembre 2025 da Assobiotec-Federchimica insieme agli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, stima per il 2024 5.869 imprese, 53,4 miliardi di euro di fatturato e 102.565 addetti. Nel confronto con l’anno precedente le imprese e il fatturato risultano entrambi cresciuti del 5 per cento e l’occupazione del 4 per cento.

Per leggere correttamente questi numeri occorre, però, partire dal metodo con cui sono stati costruiti. La nuova rilevazione utilizza i codici ATECO per intercettare la presenza delle biotecnologie nell’intero sistema produttivo, allargando così il perimetro dell’osservazione. Per questo motivo, i risultati non sono direttamente sovrapponibili alle serie storiche elaborate con metodologie differenti. La fotografia che emerge mostra un settore fortemente concentrato nell’agroalimentare e nella zootecnia, che insieme rappresentano il 65 per cento delle imprese e oltre 27 miliardi di euro di ricavi. Diverso il profilo del biomedico e sanitario che riunisce soltanto il 7 per cento delle aziende, ma sviluppa 20,8 miliardi di fatturato. Le biotecnologie industriali e ambientali, infine, superano i 5 miliardi.

Questi dati aiutano a spiegare perché agricoltura, biosoluzioni e biomanifattura acquistino uno spazio crescente nel dibattito. Uno degli appuntamenti di maggiore rilievo dell’edizione italiana è previsto per il 5 ottobre a Roma, dove Assobiotec-Federchimica riunirà rappresentanti delle istituzioni, dell’industria e altri stakeholder per discutere del futuro agroalimentare e industriale europeo. L’incontro sarà anche l’occasione per presentare il position paper “La Quarta Rivoluzione Agroalimentare”, dedicato al contributo che biotecnologie e biosoluzioni possono offrire alla costruzione di sistemi agroalimentari più resilienti, sostenibili e competitivi e agli ostacoli normativi che ne condizionano la diffusione.

La distinzione tra documento di analisi e documento di posizione è importante. La Quarta Rivoluzione Agroalimentare è un position paper di Assobiotec, quindi esprime la prospettiva dell’associazione industriale e non costituisce un documento scientifico indipendente né una posizione istituzionale dell’Unione europea. Il suo interesse, in questo articolo, sta proprio nel testimoniare quali questioni il comparto produttivo italiano sta portando nel confronto con i decisori pubblici.

Il calendario consente però di scendere dalla politica industriale alla ricerca concreta. Il 28 settembre, nella sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma, l’Istituto di biologia e patologia molecolari proporrà agli studenti delle scuole superiori “A spasso nel tuo genoma”: un percorso attraverso le tappe della conoscenza del genoma umano, le conseguenze per la ricerca biomedica e un’attività pratica di estrazione del DNA.

Il 1° ottobre, a Napoli, l’Istituto di Bioscienze e BioRisorse del CNR proporrà invece Guarire, Nutrire, Proteggere: la Rivoluzione Biotech Spiegata ai Futuri Scienziati, con esempi riguardanti salute, alimentazione e sostenibilità ambientale. Sono esperienze destinate agli studenti che mostrano bene come l’impianto divulgativo della settimana non sia separato dai temi della ricerca corrente.

La Sicilia offre un altro esempio. Il 5 ottobre, presso l’Area territoriale di Ricerca del CNR di Catania, sei istituti proporranno agli studenti attività che spaziano dalla biodiversità alla nanobiotecnologia, dai nanomateriali e nanocompositi ai polimeri per applicazioni ambientali, fino alla resilienza delle colture per l’agricoltura mediterranea. Più che un elenco di discipline, è una fotografia della trasversalità che il biotech ha assunto nella ricerca contemporanea.

Una settimana di attività distribuita sul territorio che permette di entrare nelle scuole, aprire laboratori, raggiungere le imprese e mettere studenti e cittadini davanti ai ricercatori. La European Biotech Week indica tra le attività delle varie edizioni seminari, workshop, visite aziendali, dimostrazioni dal vivo, conferenze e perfino iniziative artistiche.

Alcune applicazioni del biotech, del resto, sono ormai così integrate nella vita contemporanea da essere quasi invisibili. L’insulina rappresenta un caso storico che attraverso la tecnologia del DNA ricombinante ha permesso la produzione dell’ormone attraverso microrganismi e ha aperto la strada a numerosi altri biofarmaci; la letteratura scientifica contemporanea documenta, tra l’altro, l’impiego su larga scala del lievito Saccharomyces cerevisiae nella produzione ricombinante di precursori dell’insulina.

Su altri fronti la ricerca esplora nuove fonti e nuovi processi produttivi. Microalghe, lieviti e altri sistemi microbici sono studiati come piattaforme per ottenere acidi grassi omega-3, anche nell’ottica di sviluppare fonti alternative all’olio di pesce e affrontare questioni di disponibilità e sostenibilità. È un esempio dell’incontro fra biologia, produzione industriale e ricerca di processi più efficienti nell’uso delle risorse.

Il passaggio dall’astratto al concreto diventa così il filo conduttore della settimana e il DNA smette di essere soltanto la doppia elica dei libri scolastici, soprattutto, quando uno studente può estrarlo; una tecnologia ambientale diventa più comprensibile quando la si vede applicata a un materiale o a un processo; la ricerca sulla biodiversità assume una dimensione più immediata quando viene collegata alla capacità delle colture di rispondere alle condizioni dell’ambiente mediterraneo.

La Biotech Week arriva inoltre a pochi giorni da un altro appuntamento europeo dedicato al rapporto tra scienza e società. La Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori si è svolta il 25 settembre 2026, tre giorni prima dell’apertura della European Biotech Week. Finanziata attraverso le Marie Skłodowska-Curie Actions, la Notte è concepita per avvicinare ricerca e cittadini, far conoscere il lavoro dei ricercatori e accrescere l’interesse dei giovani verso le carriere scientifiche.

Sono iniziative diverse e non vanno confuse, ma condividono un presupposto: la distanza fra ricerca e società non si riduce soltanto pubblicando risultati. Servono occasioni in cui la scienza possa essere vista, interrogata e discussa.

È probabilmente questa la ragione per cui, a più di vent’anni dalla prima esperienza canadese e tredici anni dopo l’avvio dell’edizione europea, la formula conserva una propria ragion d’essere. Le biotecnologie non appartengono a un solo laboratorio e neppure a un solo settore industriale. Attraversano medicina, alimentazione, agricoltura, ambiente e produzione.

Raccontarle significa allora qualcosa di più che celebrare l’innovazione. Significa fornire al pubblico gli strumenti per capire dove queste tecnologie vengono utilizzate, quali problemi cercano di risolvere e quali questioni scientifiche, economiche e regolatorie accompagnano la loro diffusione.

Proponiamo alcuni dei link utili per conoscere la European Biotech Week

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