Le nuove Linee guida elaborate da un gruppo di esperti indicano una possibile riforma dei bandi competitivi: apertura internazionale, indipendenza della valutazione e centralità della qualità scientifica delle proposte.
Più valutatori stranieri, criteri di selezione meno legati agli indicatori bibliometrici, tempi certi per bandi e graduatorie, maggiore attenzione ai conflitti di interesse e nuove regole per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Sono alcuni dei punti chiave contenuti nelle Linee guida per la gestione dei bandi pubblici di ricerca e la valutazione delle proposte di ricerca, pubblicate dal Ministero dell’Università e della Ricerca il 9 ottobre 2026. Il documento, elaborato da un gruppo di esperti nominato dal Ministero, prova a delineare una possibile riforma delle procedure con cui vengono assegnati i finanziamenti pubblici destinati alla ricerca competitiva.
Il gruppo istituito con il D.M. 28 ottobre 2025, n. 906 e coordinato dal professor Matteo Bassetti. Ne fanno parte Stefano Bertuzzi, Angela Liberatore, Carlo Mango, Francesca Pasinelli e Anna Pelagotti. Il 13 luglio 2026 il gruppo ha consegnato il documento alla ministra Anna Maria Bernini, mentre la presentazione pubblica si è svolta il 6 ottobre alla presenza di rappresentanti del mondo della ricerca, delle università e degli enti pubblici.
Secondo quanto dichiarato dalla ministra Bernini durante la presentazione, parte delle indicazioni contenute nelle Linee guida avrebbe già contribuito a rinnovare le procedure utilizzate nei primi bandi del nuovo Piano Triennale della Ricerca 2026-2028.
Le raccomandazioni arrivano in una fase di profonda riorganizzazione delle politiche nazionali per la ricerca. La legge di bilancio 2026 ha introdotto il nuovo Piano Triennale della Ricerca 2026-2028, rendendo annuali i bandi PRIN e garantendo una dotazione minima di 150 milioni di euro all’anno. Contestualmente è stato previsto un calendario pluriennale delle principali opportunità di finanziamento. Secondo il Ministero, il piano mobilita circa 1,2 miliardi di euro all’anno e rappresenta uno degli strumenti attraverso cui l’Italia intende consolidare gli investimenti nella ricerca competitiva.
PRIN 2026, il primo test del nuovo approccio
Le Linee guida arrivano mentre sono in corso le procedure di chiusura del bando PRIN 2026, considerato il primo banco di prova del nuovo modello anche se non formalmente.
Il MUR ha comunicato che sono state presentate 4.279 proposte progettuali e che la fase di valutazione è stata completata in circa quattro mesi dalla chiusura del bando, un tempo significativamente inferiore rispetto alle precedenti edizioni. Sempre secondo il Ministero, l’87% dei revisori coinvolti proviene da istituzioni estere. Nei primi tre strumenti del nuovo Piano Triennale, PRIN, PRIN Hybrid e Synergy Grant, sono stati selezionati complessivamente 239 progetti per un valore superiore a 364 milioni di euro. Si tratta di numeri che mostrano come alcune delle indicazioni oggi formalizzate nelle Linee guida siano già state sperimentate nelle procedure di valutazione più recenti.
Resta aperta una questione evidenziata dallo stesso documento: il tasso di successo delle candidature. Gli esperti considerano problematici valori inferiori al 15% e indicano come obiettivo orientativo una fascia compresa tra il 15% e il 25%. Sarà possibile valutare il dato effettivo del PRIN 2026 solo una volta completata la pubblicazione delle graduatorie definitive e dei relativi decreti.
Uno dei messaggi più forti del documento riguarda l’apertura internazionale dei processi di selezione.
Gli esperti propongono che almeno la metà dei componenti dei panel di valutazione e dei revisori esterni provenga da istituzioni non italiane. L’obiettivo è ridurre il rischio di procedure troppo chiuse all’interno della comunità scientifica nazionale e favorire il confronto con standard e pratiche internazionali.
Le Linee guida suggeriscono inoltre di costruire una banca dati composta da 5.000-10.000 revisori internazionali e di valorizzare il contributo dei ricercatori italiani che lavorano all’estero.
Il sistema della peer review rimane al centro della valutazione scientifica, ma il gruppo ritiene necessario renderlo più rigoroso e trasparente. Tra le proposte figurano l’obbligo per i revisori di sottoscrivere dichiarazioni periodiche sui conflitti di interesse, la registrazione delle verifiche effettuate e procedure più chiare per la gestione dei casi potenzialmente problematici.
Le Linee guida distinguono conflitti finanziari, professionali, istituzionali e competitivi e prevedono diversi livelli di esclusione dai processi valutativi. Ogni progetto dovrebbe inoltre ricevere almeno tre valutazioni indipendenti, integrate dalla discussione all’interno di un panel interdisciplinare.
Il documento invita il MUR ad adottare pienamente i principi promossi dalla DORA e dalla Coalition for Advancing Research Assessment (CoARA), scoraggiando l’utilizzo di indicatori bibliometrici, come l’impact factor o soglie quantitative aggregate, quale criterio formale di selezione.
Secondo gli esperti, la valutazione dovrebbe concentrarsi soprattutto sulla qualità scientifica del progetto e non esclusivamente sul numero di pubblicazioni del candidato. Accanto agli articoli scientifici dovrebbero essere valorizzati anche dataset, software, brevetti, attività di trasferimento tecnologico, contributi alle politiche pubbliche, divulgazione scientifica e iniziative di coinvolgimento della società civile.
Le Linee guida suggeriscono inoltre l’uso dei curriculum narrativi e il riconoscimento esplicito delle interruzioni di carriera, in particolare per maternità, assistenza familiare o altri eventi rilevanti.
Gli esperti propongono la creazione di una struttura permanente composta da professionisti della gestione dei programmi di ricerca, sul modello degli uffici che operano presso l’ERC o i National Institutes of Health statunitensi.
Viene inoltre suggerita l’istituzione per legge di un Consiglio scientifico consultivo indipendente dal Ministero. Nella visione del gruppo, alla politica dovrebbe spettare la definizione delle priorità strategiche e delle risorse disponibili, mentre la scelta dei beneficiari dei finanziamenti e dei revisori dovrebbe rimanere completamente separata dalle decisioni politiche.
Tra le criticità più frequentemente segnalate dai ricercatori vi sono l’imprevedibilità dei bandi e la limitata disponibilità di feedback. Per questo il gruppo raccomanda la pubblicazione dei calendari con almeno dodici mesi di anticipo e una programmazione finanziaria pluriennale. Ogni partecipante dovrebbe inoltre ricevere una documentazione più completa sull’esito della valutazione, comprendente i giudizi individuali anonimizzati, i commenti del panel e il posizionamento in graduatoria.
Particolare attenzione viene riservata alle prime fasi della carriera scientifica. Il documento propone il rafforzamento di programmi nazionali modellati sugli ERC Starting Grant, con finanziamenti compresi tra 1 e 1,5 milioni di euro distribuiti su quattro o cinque anni e destinati a ricercatori che abbiano conseguito il dottorato da due a otto anni. Un altro elemento ritenuto strategico è la portabilità del finanziamento, che consentirebbe ai vincitori di trasferire il progetto presso un’altra istituzione.
Un intero capitolo è dedicato all’intelligenza artificiale generativa. Per i candidati, gli strumenti di IA possono essere utilizzati come supporto per attività linguistiche, redazionali o organizzative. Rimane però in capo al ricercatore la piena responsabilità scientifica del contenuto della proposta, comprese eventuali inesattezze o citazioni inventate generate dai sistemi automatici.
Più restrittivo l’approccio suggerito per i revisori. Le Linee guida invitano infatti a valutare il divieto di utilizzare strumenti generativi per analizzare, sintetizzare o giudicare i progetti sottoposti a valutazione, richiamando le preoccupazioni già emerse a livello internazionale sul fronte della riservatezza e dell’affidabilità dei giudizi.
Le raccomandazioni si inseriscono in un contesto amministrativo già profondamente modificato. Infatti, con il D.P.R. 4 aprile 2025, n. 62, entrato in vigore il 17 maggio 2025, è stata istituita la nuova Direzione generale per la valutazione e la sicurezza della ricerca, incaricata di coordinare il lavoro del Comitato nazionale per la valutazione della ricerca (CNVR).
Alla struttura sono attribuite funzioni che riguardano la definizione delle procedure di valutazione, la gestione degli elenchi dei revisori, il monitoraggio dei progetti, la valutazione dell’impatto scientifico e socioeconomico e la gestione dell’Anagrafe nazionale delle ricerche.
Cosa cambia per chi presenta un progetto
Se le raccomandazioni verranno recepite nei prossimi bandi, i ricercatori dovranno abituarsi a un sistema in cui la qualità del progetto pesa più degli indicatori numerici, la dimensione internazionale della valutazione diventa la norma e i risultati scientifici vengono considerati in modo più ampio rispetto alle sole pubblicazioni.
Anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sarà probabilmente sottoposto a regole più precise, mentre i giovani ricercatori potrebbero beneficiare di nuovi strumenti pensati per favorire autonomia e mobilità scientifica.
Le Linee guida non contengono scadenze operative né impegni immediatamente vincolanti. La loro importanza dipenderà dalla capacità del MUR di trasformare le raccomandazioni in procedure concrete e dalla volontà del legislatore di intervenire sugli aspetti più strutturali della governance della ricerca.
I prossimi bandi previsti dal Piano Triennale della Ricerca, compresi gli strumenti rivolti ai giovani ricercatori, saranno il primo vero test per verificare se le indicazioni del gruppo di esperti resteranno una proposta o diventeranno il nuovo standard della ricerca pubblica italiana.
Riassumendo, il gruppo coordinato da Matteo Bassetti propone di:
- Professionalizzare la gestione dei bandi, creando una struttura permanente di funzionari specializzati nella gestione dei programmi di ricerca, sul modello di ERC e NIH.
- Rafforzare l’indipendenza della governance scientifica, separando in modo più netto le decisioni scientifiche da quelle politiche.
- Internazionalizzare la valutazione, coinvolgendo un numero maggiore di revisori e componenti dei panel provenienti da istituzioni straniere.
- Rendere più rigorosa la peer review, con regole più stringenti sui conflitti di interesse e un sistema di valutazione basato su più revisori indipendenti.
- Superare l’eccessiva dipendenza dagli indicatori bibliometrici, adottando i principi di DORA e CoARA e valorizzando maggiormente la qualità della proposta progettuale.
- Ampliare il concetto di produzione scientifica, riconoscendo anche dataset, software, brevetti, attività di trasferimento tecnologico, divulgazione e contributi alle politiche pubbliche.
- Garantire maggiore trasparenza, con calendari dei bandi programmati in anticipo e feedback più dettagliati ai candidati.
- Sostenere i giovani ricercatori, attraverso programmi dedicati ispirati agli ERC Starting Grant e maggiore autonomia nella gestione dei finanziamenti.
- Monitorare la qualità della valutazione, introducendo meccanismi permanenti di controllo per individuare eventuali distorsioni o bias nel processo di selezione.
- Regolare l’uso dell’intelligenza artificiale, consentendone un utilizzo responsabile nella preparazione delle candidature ma scoraggiandone l’impiego da parte dei valutatori nelle attività di giudizio scientifico.