Il Premio Nobel, un’idea diventa simbolo di progresso

125 anni di scoperte, cultura e impegno per la pace

Ogni ottobre, per alcuni giorni, l’attenzione del mondo scientifico e culturale si sposta tra Stoccolma e Oslo. È la settimana dei Nobel, durante la quale vengono annunciati i riconoscimenti destinati a scienziati, scrittori, economisti, personalità e organizzazioni che hanno lasciato un segno nei rispettivi campi. Nel 2026 gli annunci sono in programma dal 5 al 12 ottobre, mentre la consegna dei premi avverrà, come da tradizione, il 10 dicembre.

Dietro un appuntamento divenuto ormai parte del calendario internazionale c’è la storia di un inventore e imprenditore svedese dell’Ottocento e di un testamento che non fu semplice trasformare in realtà.

Alfred Nobel, l’inventore della dinamite

Alfred Nobel nacque a Stoccolma il 21 ottobre 1833. Chimico, inventore, ingegnere e imprenditore, nel corso della sua vita ottenne 355 brevetti. Il suo nome rimane legato soprattutto alla dinamite, che rese più sicuro e pratico l’impiego della nitroglicerina e contribuì alla nascita di una nuova industria degli esplosivi.

Ma a consegnare definitivamente Nobel alla storia non fu una delle sue invenzioni.

Il 27 novembre 1895, al Club svedese-norvegese di Parigi, Alfred Nobel firmò il suo terzo e ultimo testamento. Stabilì che la maggior parte del patrimonio fosse investita in un fondo e che i relativi proventi servissero ogni anno a premiare chi avesse recato il “greatest benefit to humankind”, il massimo beneficio all’umanità. Il patrimonio destinato a questo scopo ammontava a circa 31 milioni di corone svedesi dell’epoca.

Le categorie indicate nel testamento erano cinque: Fisica, Chimica, Fisiologia o Medicina, Letteratura e Pace. Nobel stabilì inoltre che la nazionalità non dovesse influire sulla scelta dei vincitori.

Quando Nobel morì, il 10 dicembre 1896 a Sanremo, l’idea dei premi esisteva soltanto sulla carta. Il testamento suscitò forti controversie in Svezia e all’estero. La famiglia si oppose alla costituzione dei premi e anche alcuni degli organismi indicati da Nobel inizialmente rifiutarono l’incarico.

Servirono alcuni anni per superare gli ostacoli giuridici e organizzativi e tradurre quelle disposizioni in un’istituzione funzionante. Nel 1900 nacque la Nobel Foundation, incaricata di amministrare il patrimonio e salvaguardare nel tempo le volontà del fondatore.

Il primo appuntamento arrivò il 10 dicembre 1901, cinque anni esatti dopo la morte di Nobel.

Wilhelm Conrad Röntgen ricevette il premio per la Fisica per la scoperta dei raggi X, Jacobus Henricus van ‘t Hoff quello per la Chimica, Emil von Behring fu premiato per la Fisiologia o Medicina per i suoi studi sulla sieroterapia contro la difterite, il poeta francese Sully Prudhomme ottenne il riconoscimento per la Letteratura. Il primo premio per la Pace fu invece condiviso da Henry Dunant, fondatore del Comitato internazionale della Croce Rossa, e dal pacifista francese Frédéric Passy.

Cominciava così una tradizione destinata a sopravvivere al suo fondatore e ad attraversare l’intero Novecento.

Il Nobel ha finito per intrecciarsi con la storia della scienza, della cultura e della politica internazionale. Le sue motivazioni raccontano il passaggio dalla fisica classica alla meccanica quantistica, lo sviluppo della genetica e della medicina molecolare, le trasformazioni della chimica, ma anche il succedersi di nuovi linguaggi letterari e delle battaglie per i diritti e per la pace.

Il suo percorso, tuttavia, non è stato lineare. Dal 1901 al 2025 si registrano 49 occasioni in cui un premio non è stato assegnato, concentrate soprattutto negli anni delle due guerre mondiali.

Una modifica importante arrivò nel 1968. In occasione del proprio trecentesimo anniversario, la Sveriges Riksbank, la banca centrale svedese, istituì il Premio della Banca di Svezia per le Scienze Economiche in memoria di Alfred Nobel, assegnato per la prima volta nel 1969 a Ragnar Frisch e Jan Tinbergen. Non si tratta quindi, formalmente, di una delle cinque categorie previste da Alfred Nobel, pur essendo entrato a pieno titolo nel sistema dei riconoscimenti amministrati dalla Nobel Foundation.

I numeri del Nobel

Alla vigilia dell’edizione 2026, i dati ufficiali permettono di misurare quanto sia cresciuta l’istituzione.

Tra il 1901 e il 2025, i Premi Nobel e il premio per le Scienze Economiche sono stati assegnati 633 volte a 1.026 persone e organizzazioni. Poiché alcuni vincitori sono stati premiati più di una volta, il conteggio corrisponde a 990 persone distinte e 28 organizzazioni.

I conferimenti a donne sono stati 68, ma le vincitrici sono 67: Marie Curie compare infatti due volte nell’albo d’oro, con il Nobel per la Fisica del 1903 e quello per la Chimica del 1911. Fu anche la prima donna a ricevere un Nobel.

La più giovane vincitrice della storia rimane Malala Yousafzai, che aveva 17 anni quando ricevette il Nobel per la Pace nel 2014. Il primato opposto appartiene a John B. Goodenough, Nobel per la Chimica nel 2019 a 97 anni.

L’ultima edizione conclusa è quella del 2025. Per la Fisiologia o Medicina sono stati premiati Mary E. Brunkow, Fred Ramsdell e Shimon Sakaguchi per le scoperte sulla tolleranza immunitaria periferica.

Per la Fisica il riconoscimento è andato a John Clarke, Michel H. Devoret e John M. Martinis; per la Chimica a Susumu Kitagawa, Richard Robson e Omar M. Yaghi.

Il Nobel per la Letteratura è stato assegnato a László Krasznahorkai, mentre quello per la Pace è andato a María Corina Machado. Il premio per le Scienze Economiche è stato attribuito a Joel Mokyr, Philippe Aghion e Peter Howitt per gli studi sulla crescita economica trainata dall’innovazione.

Il 2026 segna il 125º anniversario della prima assegnazione. Per l’occasione, il 18 settembre la Nobel Foundation ha annunciato un aumento del valore economico del premio: da 11 a 12 milioni di corone svedesi per ciascuna categoria. La Fondazione ha spiegato la decisione con l’esigenza di mantenere nel tempo il valore economico e simbolico del riconoscimento. Nel 1901 la somma destinata a ciascuna categoria era di 150.782 corone.

I premi del 2026 non sono ancora stati assegnati: gli annunci inizieranno lunedì 5 ottobre con la Medicina, proseguiranno il 6 con la Fisica, il 7 con la Chimica, l’8 con la Letteratura e il 9 con la Pace, per concludersi il 12 ottobre con le Scienze Economiche.

Gli italiani nella storia del Nobel

Anche l’Italia occupa un posto importante nella storia del premio, dalla letteratura alla fisica, dalla medicina all’economia.

Il primo italiano a ricevere il Nobel fu Camillo Golgi, premiato nel 1906 per la Fisiologia o Medicina per i suoi studi sulla struttura del sistema nervoso. Nello stesso anno, Giosuè Carducci vinse il Nobel per la Letteratura. L’anno seguente Ernesto Teodoro Moneta condivise il Nobel per la Pace, mentre nel 1909 Guglielmo Marconi ricevette quello per la Fisica insieme a Karl Ferdinand Braun.

La letteratura italiana è annoverata più volte a Stoccolma: Grazia Deledda nel 1926, prima donna italiana insignita del Nobel, Luigi Pirandello nel 1934, Salvatore Quasimodo nel 1959, Eugenio Montale nel 1975 e Dario Fo nel 1997.

Nella scienza ricordiamo Enrico Fermi, Nobel per la Fisica nel 1938, Emilio Segrè nel 1959, Renato Dulbecco per la Medicina nel 1975, Carlo Rubbia per la Fisica nel 1984 e Rita Levi-Montalcini nel 1986. Levi-Montalcini condivise il premio con Stanley Cohen per le scoperte sui fattori di crescita. Ricordiamo inoltre Daniel Bovet (Medicina, 1957), Giulio Natta (Chimica, 1963) e Salvatore Luria (Medicina, 1969).

Ricordiamo anche scienziati nati in Italia che hanno sviluppato una parte decisiva della propria carriera all’estero, come Riccardo Giacconi e Mario Capecchi, e l’economista Franco Modigliani.

Più recentemente, nel 2021, Giorgio Parisi ha ricevuto metà del Nobel per la Fisica per la scoperta dell’interazione tra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici, dalle scale atomiche a quelle planetarie.

A 125 anni dalla prima cerimonia, il Nobel non è soltanto una medaglia accompagnata da un diploma e da un premio in denaro. È anche uno dei momenti in cui la ricerca scientifica esce dai laboratori e raggiunge il grande pubblico, mentre letteratura e pace riportano l’attenzione sulle trasformazioni culturali, politiche e sociali del nostro tempo.

Il premio, naturalmente, non costituisce una misura assoluta del progresso. Le scelte delle giurie appartengono al loro tempo, sono state discusse e talvolta contestate, e la stessa composizione dell’albo d’oro mostra squilibri storici evidenti, a cominciare dalla presenza femminile. I dati ufficiali, con 67 donne premiate in 125 anni, ne offrono una misura concreta.

Resta però intatta l’intuizione contenuta nel testamento del 1895 a destinare una fortuna privata a riconoscere risultati capaci di produrre un beneficio per l’umanità.

Da quel documento è nata un’istituzione che ha attraversato guerre, rivoluzioni scientifiche e profondi cambiamenti sociali. E quando, dal 5 ottobre 2026, cominceranno a essere annunciati i nuovi vincitori, non sarà soltanto la celebrazione di alcune personalità, ma il tentativo di indicare quali scoperte, opere e battaglie civili meritino di essere consegnate alla memoria del nostro tempo.

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