Gli enti pubblici di ricerca in Italia

Per orientarsi nel sistema italiano della ricerca, proponiamo una mappatura comparativa dei principali enti e istituzioni che operano nel settore. Il quadro distingue gli enti vigilati dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), quelli sottoposti alla vigilanza di altri Ministeri e le ulteriori istituzioni, fondazioni e organismi che contribuiscono allo sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica in Italia.

La ricerca pubblica italiana non coincide con il solo sistema universitario e non è concentrata esclusivamente negli atenei. Accanto alle università opera una rete articolata di enti pubblici di ricerca, agenzie, istituzioni scientifiche e fondazioni che svolgono attività di ricerca fondamentale e applicata, supportano le politiche pubbliche attraverso monitoraggio e valutazione, gestiscono infrastrutture scientifiche strategiche e favoriscono il trasferimento tecnologico verso il sistema produttivo.

Si tratta di una realtà complessa, caratterizzata dalla presenza di soggetti con missioni, dimensioni e assetti organizzativi differenti.

Un primo aspetto da considerare riguarda la governance. Gli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) non fanno infatti capo a un’unica amministrazione. Il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) esercita la vigilanza sulla parte più ampia del comparto, che comprende enti di rilevanza nazionale attivi in numerosi ambiti disciplinari. Altri enti, invece, dipendono da differenti dicasteri in relazione alle rispettive competenze istituzionali, come il Ministero della Salute, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali o la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Accanto agli EPR operano inoltre organizzazioni che, pur non rientrando formalmente in questa categoria sotto il profilo giuridico, svolgono un ruolo rilevante nel panorama della ricerca nazionale. È il caso dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), della Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e della Fondazione Human Technopole, realtà che contribuiscono allo sviluppo scientifico e tecnologico del Paese attraverso programmi di ricerca avanzata, collaborazioni internazionali e investimenti in infrastrutture e competenze.

Nel complesso, il sistema della ricerca pubblica italiana è il risultato dell’interazione tra grandi enti multidisciplinari, istituti altamente specializzati, agenzie nazionali e fondazioni di ricerca. Una pluralità di soggetti che riflette la varietà delle esigenze scientifiche, tecnologiche e socioeconomiche del Paese e che offre opportunità professionali differenziate per ricercatori, tecnologi e personale tecnico-amministrativo.

Per facilitare la comprensione dell’argomento e offrire una lettura più chiara e organica, i contenuti saranno articolati in paragrafi tematici, opportunamente contestualizzati.

Il quadro istituzionale della ricerca pubblica italiana

Quando si parla di ricerca pubblica in Italia si pensa spesso, quasi automaticamente, al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). In realtà il sistema nazionale della ricerca è molto più ampio e comprende una pluralità di enti, istituzioni e fondazioni che operano in settori scientifici differenti e con funzioni complementari.

L’ossatura del sistema è rappresentata dagli Enti Pubblici di Ricerca (EPR), organismi dotati di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia scientifica, organizzativa, amministrativa, finanziaria e contabile, nel rispetto del principio di libertà della ricerca sancito dall’articolo 33 della Costituzione. Accanto agli EPR operano anche alcune fondazioni di diritto privato istituite e finanziate prevalentemente con risorse pubbliche, tra cui l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e lo Human Technopole, nate con l’obiettivo di promuovere programmi di ricerca di elevata qualificazione scientifica e tecnologica.

Il riferimento normativo principale è il decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218, che ha riordinato la disciplina degli enti pubblici di ricerca, definendone principi organizzativi, autonomia e modalità di funzionamento.

Attualmente il sistema degli EPR comprende venti enti, vigilati da diverse amministrazioni dello Stato. La maggior parte fa capo al Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), che esercita la vigilanza su quattordici enti:

Area Science Park;

Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR);

Istituto Italiano di Studi Germanici (IISG);

Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF);

Istituto Nazionale di Alta Matematica (INDAM);

Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE);

Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN);

Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV);

Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRIM);

Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione (INVALSI);

Museo Storico della Fisica e Centro Studi e Ricerche “Enrico Fermi”;

Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS);

Stazione Zoologica Anton Dohrn;

Elettra Sincrotrone Trieste.

A questi si affiancano sei enti pubblici di ricerca vigilati da altre amministrazioni, in ragione delle specifiche competenze istituzionali attribuite loro:

CREA, vigilato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste;

ENEA, vigilato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica;

INAPP, vigilato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali;

ISPRA, vigilato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica;

Istituto Superiore di Sanità (ISS), vigilato dal Ministero della Salute;

ISTAT, che opera nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Nel quadro della ricerca pubblica nazionale rivestono inoltre un ruolo di primo piano l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che coordina le attività spaziali del Paese, e fondazioni quali IIT e Human Technopole. Pur non appartenendo formalmente alla categoria degli EPR, queste istituzioni rappresentano oggi attori strategici della politica scientifica nazionale, grazie agli importanti investimenti pubblici di cui beneficiano e alla loro partecipazione a programmi di ricerca di rilevanza internazionale.

È importante precisare che la vigilanza ministeriale non coincide necessariamente con il finanziamento degli enti. Sebbene una parte significativa delle risorse provenga dai finanziamenti ordinari dello Stato, gli enti di ricerca reperiscono quote sempre più consistenti del proprio bilancio attraverso programmi europei, bandi competitivi nazionali e internazionali, convenzioni con amministrazioni pubbliche, attività conto terzi, collaborazioni con imprese, fondazioni e soggetti privati.

Nel suo insieme, il sistema della ricerca pubblica italiana si configura come una rete articolata di istituzioni specializzate, accomunate dall’obiettivo di produrre conoscenza scientifica, sviluppare innovazione e supportare le politiche pubbliche. La varietà delle missioni affidate ai singoli enti riflette la complessità delle sfide scientifiche, economiche e sociali che il Paese è chiamato ad affrontare e contribuisce a rendere il settore della ricerca uno degli ambiti più diversificati del pubblico impiego italiano.

Il FOE: il principale strumento di finanziamento degli enti di ricerca

Per gli enti vigilati dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), la principale fonte di finanziamento ordinario è il Fondo Ordinario per gli Enti e le Istituzioni di Ricerca (FOE), istituito dal decreto legislativo n. 204 del 1998. Attraverso questo fondo lo Stato sostiene le attività istituzionali degli enti, il funzionamento delle strutture di ricerca, il personale, le infrastrutture scientifiche e parte delle attività progettuali.

Negli ultimi anni il valore complessivo del FOE è cresciuto solo in misura limitata. Per il 2025 la dotazione è stata pari a circa 1,486 miliardi di euro, con un incremento di appena 10 milioni rispetto all’anno precedente. Per il 2026 il MUR ha previsto risorse superiori a 1,5 miliardi di euro, con un aumento complessivo di circa 22 milioni rispetto al 2025. Una parte di tali risorse è destinata ai finanziamenti ordinari degli enti vigilati, mentre una quota minore finanzia interventi specifici e iniziative strategiche.

Un elemento di novità introdotto nel riparto 2026 riguarda l’incremento della quota premiale, passata da 40 a 60 milioni di euro. Queste risorse vengono assegnate sulla base di indicatori legati alla produzione scientifica, alla partecipazione alle infrastrutture di ricerca di interesse internazionale, alla capacità di attrarre finanziamenti competitivi e all’avanzamento degli interventi collegati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

La distribuzione del FOE evidenzia con chiarezza la struttura del sistema della ricerca pubblica italiana, caratterizzata dalla presenza di pochi grandi enti nazionali e di numerosi istituti di dimensioni più contenute.

Principali assegnazioni FOE 2026
EnteFinanziamento
CNRoltre 734 milioni €
INFN353,4 milioni €
INAF151,3 milioni €
INGVcirca 85 milioni €
Area Science Park34,4 milioni €
INRIM30,4 milioni €
OGS25,1 milioni €
INDIRE18,9 milioni €
Stazione Zoologica Anton Dohrn17,5 milioni €
Elettra Sincrotrone Trieste14 milioni €
INVALSI7,4 milioni €
Museo Storico della Fisica e Centro Studi e Ricerche “Enrico Fermi”3,7 milioni €
INDAMoltre 3,5 milioni €
IISG2,1 milioni €

I dati mostrano una significativa concentrazione delle risorse. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) assorbe da solo oltre la metà dei finanziamenti ordinari destinati agli enti vigilati dal MUR, mentre, insieme all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), riceve una quota largamente prevalente delle risorse complessivamente assegnate. Questa distribuzione riflette il diverso peso organizzativo dei singoli enti, le dimensioni delle rispettive reti di ricerca, il numero di addetti e la presenza di grandi infrastrutture scientifiche che richiedono investimenti e costi di gestione particolarmente elevati.

Il FOE rappresenta tuttavia solo una componente del finanziamento della ricerca pubblica. Gli enti integrano infatti le risorse ordinarie mediante progetti europei, bandi competitivi nazionali e internazionali, accordi con amministrazioni pubbliche, contratti di ricerca con imprese e attività svolte per conto di soggetti esterni. Per molti enti, tali entrate costituiscono oggi una quota sempre più rilevante del bilancio complessivo e della capacità di sviluppo delle attività scientifiche.

CNR: il principale ente multidisciplinare della ricerca pubblica italiana

Fondato nel 1923, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) è il maggiore ente pubblico di ricerca italiano e la principale organizzazione scientifica multidisciplinare del Paese. Con sede centrale a Roma, opera attraverso 88 istituti e numerose strutture distribuite sul territorio nazionale.

Le sue attività comprendono scienze fisiche, chimiche e matematiche, scienze della vita e della Terra, ingegneria, energia, tecnologie digitali, intelligenza artificiale, materiali avanzati, agroalimentare, patrimonio culturale e scienze umane e sociali. Questa ampiezza disciplinare rappresenta il principale elemento distintivo dell’ente.

Il CNR conta oltre 8.500 dipendenti, in larga parte ricercatori e tecnologi, ai quali si affiancano altre figure impegnate nei progetti di ricerca. Le attività sono finanziate attraverso il Fondo Ordinario per gli Enti e le Istituzioni di Ricerca (FOE), programmi competitivi nazionali ed europei e collaborazioni con amministrazioni e imprese. Nel FOE 2026 al CNR sono stati assegnati oltre 734 milioni di euro.

Per dimensioni, diffusione territoriale e varietà delle competenze, il CNR svolge una funzione centrale di raccordo tra università, enti di ricerca, istituzioni pubbliche e sistema produttivo.

INFN: il punto di riferimento nazionale per la fisica fondamentale

Fondato nel 1951, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) coordina e promuove la ricerca italiana nella fisica nucleare, subnucleare e delle particelle, nell’astrofisica delle particelle e nei settori tecnologici collegati.

Fortemente integrato con il sistema universitario, l’INFN è articolato in 20 Sezioni e nei quattro Laboratori Nazionali di Frascati, Legnaro, Gran Sasso e del Sud con sede a Catania, cui si aggiungono strutture specializzate come il CNAF di Bologna e il TIFPA di Trento. L’ente partecipa inoltre alle principali collaborazioni scientifiche internazionali, tra cui quelle sviluppate presso il CERN.

La comunità scientifica supera le 5.000 persone, mentre il personale strutturato si attesta intorno alle 2.000-2.200 unità. Nel FOE 2026 l’INFN ha ricevuto circa 353,4 milioni di euro, secondo finanziamento più elevato dopo quello del CNR.

L’INFN rappresenta il modello dell’ente altamente specializzato, capace di concentrare competenze e grandi infrastrutture nella ricerca fondamentale e nello sviluppo di tecnologie con applicazioni anche in medicina, informatica e calcolo avanzato.

INAF: la ricerca astronomica e astrofisica italiana

L’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), istituito nel 2002, è l’ente pubblico nazionale di riferimento per l’astronomia, l’astrofisica e la cosmologia. Con sede centrale a Roma, coordina una rete di osservatori e istituti distribuiti sul territorio nazionale.

Le attività spaziano dallo studio del Sistema Solare alla fisica stellare, dall’evoluzione delle galassie alla cosmologia, comprendendo anche lo sviluppo di strumentazione per telescopi terrestri e missioni spaziali.

L’INAF partecipa a grandi programmi e infrastrutture internazionali, tra cui il Telescopio Nazionale Galileo, il Large Binocular Telescope e numerose missioni dell’ESA. Nel FOE 2026 ha ricevuto circa 151,3 milioni di euro.

La cooperazione internazionale e l’accesso a grandi infrastrutture osservative costituiscono elementi fondamentali della sua attività scientifica.

INGV: tra ricerca scientifica e monitoraggio del territorio

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), istituito nel 2001, è il principale organismo pubblico italiano dedicato allo studio dei fenomeni geofisici e vulcanologici. Integra ricerca scientifica e attività operative a supporto del Servizio Nazionale della Protezione Civile.

Attraverso sezioni, osservatori, laboratori e reti strumentali distribuiti sul territorio, l’INGV svolge ricerca nei settori della sismologia, vulcanologia, geofisica, geodesia, geomagnetismo e scienze ambientali. Sale operative attive 24 ore su 24 assicurano inoltre il monitoraggio dell’attività sismica e vulcanica nazionale.

La ricerca è organizzata nelle tre grandi aree Ambiente, Terremoti e Vulcani. Nel FOE 2026 l’ente ha ricevuto circa 85 milioni di euro.

L’INGV costituisce quindi uno degli esempi più significativi di integrazione tra ricerca scientifica e servizio pubblico, con applicazioni dirette nella prevenzione e gestione dei rischi naturali.

INRIM: la scienza della misura

L’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRIM), con sede a Torino, è l’ente pubblico nazionale di riferimento per la metrologia. Nato nel 2004, realizza e conserva i campioni nazionali delle unità di misura e garantisce la riferibilità delle misurazioni agli standard internazionali.

Le sue attività riguardano metrologia fisica ed elettrica, tempo e frequenza, fotonica, tecnologie quantistiche e metrologia chimica, con applicazioni nella ricerca, nell’industria, nella sanità, nelle telecomunicazioni e nell’energia.

Nel FOE 2026 all’INRIM sono stati assegnati circa 30,4 milioni di euro. Pur essendo un ente di dimensioni contenute, svolge una funzione essenziale per l’affidabilità delle misure e per il funzionamento del sistema scientifico e produttivo.

OGS: oceanografia, geofisica e ambiente marino

L’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), con sede principale a Sgonico, presso Trieste, è specializzato nello studio degli oceani, della geofisica e del sistema Terra.

Le sue attività comprendono oceanografia, sismologia, tecnologie marine, monitoraggio ambientale, cambiamenti climatici e risorse naturali. L’ente gestisce infrastrutture scientifiche specializzate e partecipa a numerosi programmi nazionali e internazionali.

Nel FOE 2026 all’OGS sono stati assegnati circa 25,1 milioni di euro. La sua rilevanza deriva soprattutto dalle competenze specialistiche e dalla capacità di contribuire allo studio dei fenomeni marini, ambientali e geofisici.

Area Science Park ed Elettra: il polo scientifico di Trieste

Trieste ospita uno dei principali poli scientifici italiani ed europei. In questo contesto opera Area Science Park, ente pubblico di ricerca attivo nella ricerca, nel trasferimento tecnologico e nel sostegno all’innovazione e alle imprese. I campus di Padriciano e Basovizza ospitano laboratori, enti di ricerca, organizzazioni internazionali e aziende tecnologiche. Nel FOE 2026 Area Science Park ha ricevuto circa 34,4 milioni di euro.

Nello stesso ecosistema opera Elettra Sincrotrone Trieste, che gestisce il sincrotrone Elettra e il laser a elettroni liberi FERMI, infrastrutture utilizzate da ricercatori italiani e internazionali nei settori della fisica, chimica, materiali, nanotecnologie, biologia e beni culturali. Nel 2026 il finanziamento ordinario attraverso il FOE è stato di circa 14 milioni di euro.

La concentrazione di enti, infrastrutture, università e organizzazioni internazionali rende Trieste uno dei principali nodi italiani della ricerca e dell’innovazione.

Stazione Zoologica Anton Dohrn

Fondata a Napoli nel 1872, la Stazione Zoologica Anton Dohrn è una delle più antiche istituzioni europee dedicate allo studio del mare e degli organismi marini.

Le attività riguardano biologia ed ecologia marina, biodiversità, evoluzione, genomica, neuroscienze e studio degli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi acquatici. Alla storica sede napoletana si affiancano laboratori e strutture di ricerca in diverse località italiane.

Nel FOE 2026 alla Stazione Zoologica sono stati assegnati circa 17,5 milioni di euro. La lunga tradizione scientifica e l’elevata specializzazione ne fanno uno dei riferimenti nazionali nelle scienze marine.

INDIRE e INVALSI: la ricerca applicata ai sistemi educativi

Nel campo dell’istruzione operano due enti con funzioni differenti e complementari.

L’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE), con sede a Firenze, svolge attività di ricerca sull’innovazione didattica, sulle metodologie di insegnamento, sulla formazione del personale scolastico e sulle tecnologie applicate all’educazione. Nel FOE 2026 ha ricevuto circa 18,9 milioni di euro.

L’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione (INVALSI), con sede a Roma, realizza le rilevazioni nazionali sugli apprendimenti e produce dati destinati alla valutazione e al miglioramento del sistema scolastico. Nel FOE 2026 ha ricevuto circa 7,4 milioni di euro.

INDIRE e INVALSI mostrano come la ricerca pubblica comprenda anche la produzione di conoscenze e strumenti a supporto delle politiche educative.

Enti specializzati: matematica, scienze umane e storia della scienza

Tra gli enti vigilati dal MUR figurano anche istituzioni di dimensioni contenute e altamente specializzate.

L’Istituto Nazionale di Alta Matematica “Francesco Severi” (INdAM) promuove la ricerca matematica avanzata e la formazione dei giovani studiosi attraverso programmi, borse e iniziative scientifiche. Nel FOE 2026 ha ricevuto poco più di 3,5 milioni di euro.

L’Istituto Italiano di Studi Germanici (IISG), con sede a Roma, sviluppa attività di ricerca sulla cultura, lingua e storia dell’area germanica. Nel 2026 ha ricevuto circa 2,1 milioni di euro.

Il Museo Storico della Fisica e Centro Studi e Ricerche “Enrico Fermi” promuove ricerca, conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-scientifico della fisica italiana. Nel FOE 2026 ha ricevuto circa 3,7 milioni di euro.

Questi enti testimoniano la varietà del sistema pubblico della ricerca, che comprende anche discipline e patrimoni scientifici altamente specialistici.

Gli enti pubblici di ricerca vigilati da altre amministrazioni

Il sistema della ricerca pubblica comprende anche enti sottoposti alla vigilanza di Ministeri diversi dal MUR. In queste istituzioni la ricerca è spesso strettamente integrata con attività di monitoraggio, valutazione e supporto tecnico alle politiche pubbliche.

CREA: ricerca e innovazione per il sistema agroalimentare

Il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (CREA), vigilato dal Ministero dell’Agricoltura, è il principale ente pubblico di ricerca italiano nei settori agricolo, agroalimentare e forestale.

Attraverso una rete nazionale di centri di ricerca si occupa di produzioni agricole, biodiversità, risorse naturali, zootecnia, filiere agroalimentari ed economia agraria, partecipando anche a programmi nazionali ed europei.

ENEA: ricerca tecnologica, energia e innovazione

L’ENEA, vigilata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, è uno dei principali organismi italiani di ricerca applicata e sviluppo tecnologico.

Opera nei settori dell’efficienza energetica, fonti rinnovabili, fusione nucleare, sostenibilità ambientale, materiali avanzati ed economia circolare. Attraverso i propri centri di ricerca favorisce il collegamento tra ricerca, innovazione industriale e trasferimento tecnologico.

ISPRA: conoscenza scientifica e tutela dell’ambiente

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) è il principale organismo tecnico-scientifico dello Stato in materia ambientale.

Coordina il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) insieme alle agenzie regionali e provinciali e svolge attività di ricerca, monitoraggio e supporto tecnico nei settori della qualità ambientale, biodiversità, clima, rischio idrogeologico, rifiuti ed ecosistemi.

ISS: il riferimento scientifico del Servizio sanitario nazionale

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), fondato nel 1934 e vigilato dal Ministero della Salute, è il principale organismo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale.

Svolge attività di ricerca e supporto istituzionale nei settori dell’epidemiologia, prevenzione, malattie infettive, sicurezza alimentare, farmaci, salute ambientale, trapianti e salute mentale, collegando direttamente la ricerca biomedica alle esigenze di tutela della salute pubblica.

ISTAT: la ricerca statistica al servizio del Paese

L’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) produce e diffonde la statistica ufficiale italiana e coordina il Sistema Statistico Nazionale (SISTAN).

Censimenti e indagini demografiche, economiche e sociali forniscono dati essenziali alle amministrazioni, alla ricerca, alle imprese e ai cittadini. La produzione di dati e metodologie statistiche rappresenta quindi una componente fondamentale della conoscenza necessaria al funzionamento delle istituzioni pubbliche.

INAPP: ricerca e valutazione delle politiche pubbliche

L’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP), vigilato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, svolge attività di ricerca, monitoraggio e valutazione nei settori del lavoro, della formazione, dell’inclusione sociale e del welfare.

Le sue analisi forniscono supporto tecnico-scientifico alla progettazione e alla valutazione delle politiche pubbliche, con particolare attenzione al mercato del lavoro, alle competenze e alle politiche sociali.

Questi enti mostrano come la ricerca pubblica italiana non sia limitata alla produzione di conoscenza scientifica. Comprende anche attività di monitoraggio, valutazione, controllo e supporto tecnico alle politiche pubbliche, con ricadute dirette sulla salute, sull’ambiente, sull’economia, sul lavoro e sulla società.

ASI: ricerca, programmi e politica spaziale

L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) svolge un ruolo particolare nel sistema nazionale della ricerca, combinando attività scientifiche e tecnologiche con funzioni di programmazione e coordinamento della politica spaziale italiana.

Con sede a Roma, gestisce infrastrutture come il Centro di Geodesia Spaziale di Matera, la Sardinia Deep Space Antenna e il Centro Spaziale Luigi Broglio di Malindi. È inoltre il principale interlocutore nazionale dell’ESA e delle altre agenzie spaziali internazionali.

L’ASI coordina e finanzia programmi che coinvolgono università, enti di ricerca e industria nei settori dell’osservazione della Terra, telecomunicazioni, navigazione, esplorazione e scienze spaziali. Rappresenta quindi un modello differente dagli enti tradizionali, maggiormente orientato alla programmazione, al coordinamento e al finanziamento di grandi programmi scientifici e tecnologici.

IIT: una fondazione di ricerca nel sistema italiano

L’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), istituito nel 2003, è una fondazione di diritto privato finanziata prevalentemente con risorse pubbliche, ma non appartiene alla categoria degli Enti Pubblici di Ricerca.

Con sede principale a Genova e una rete di centri sul territorio nazionale, sviluppa ricerca nei settori della robotica, intelligenza artificiale, neuroscienze, nanotecnologie, materiali avanzati e tecnologie per la salute.

L’IIT integra ricerca di base, sviluppo tecnologico e trasferimento dei risultati verso il sistema produttivo, attraverso brevetti, collaborazioni industriali e creazione di start-up. La forte internazionalizzazione e un modello gestionale più flessibile rispetto agli enti pubblici tradizionali ne fanno una componente peculiare del sistema nazionale della ricerca.

Human Technopole: una nuova infrastruttura per le scienze della vita

Human Technopole, istituito nel 2017 e insediato nell’area MIND di Milano, è una fondazione dedicata alla ricerca avanzata nelle scienze della vita. Come l’IIT, non appartiene agli Enti Pubblici di Ricerca disciplinati dal d.lgs. 218/2016.

Le attività riguardano genomica, biologia strutturale, microscopia avanzata, biologia computazionale, intelligenza artificiale applicata alla ricerca biomedica e studio dei meccanismi molecolari delle malattie.

Una caratteristica distintiva è rappresentata dalle Piattaforme Nazionali, infrastrutture tecnologiche messe a disposizione di università, IRCCS ed enti di ricerca italiani. Accanto a queste, la Fondazione sviluppa programmi scientifici propri e promuove il reclutamento internazionale.

Human Technopole rappresenta così un modello che combina ricerca di frontiera, grandi infrastrutture condivise e servizi avanzati alla comunità scientifica nazionale.

Modelli organizzativi e funzioni della ricerca pubblica italiana

L’analisi degli enti e delle istituzioni che compongono il sistema della ricerca italiana mostra una realtà articolata, nella quale convivono organizzazioni nate in momenti storici differenti e caratterizzate da missioni, dimensioni e assetti giuridici diversi.

Human Technopole, istituito con la legge di bilancio 2017 e insediato nel distretto MIND (Milano Innovation District), rappresenta una delle esperienze più recenti. Come l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), opera nella forma di fondazione di diritto privato istituita dallo Stato e sostenuta prevalentemente da risorse pubbliche. La sua attività è concentrata nel campo delle scienze della vita e della salute umana, con particolare attenzione alla genomica, alla biologia strutturale, alla biologia computazionale, all’analisi dei dati biologici e alle tecnologie avanzate per la ricerca biomedica.

Uno degli aspetti distintivi di Human Technopole è la disponibilità di infrastrutture e piattaforme tecnologiche aperte alla comunità scientifica nazionale. Attraverso queste strutture, università, IRCCS, enti pubblici di ricerca e altri organismi possono accedere a tecnologie e competenze altamente specializzate che richiederebbero investimenti difficilmente sostenibili da singole istituzioni.

L’esperienza di Human Technopole, insieme a quella dell’IIT, evidenzia l’evoluzione del sistema italiano della ricerca, che negli ultimi decenni ha affiancato agli enti pubblici tradizionali nuove forme organizzative orientate all’internazionalizzazione, alla concentrazione tematica e allo sviluppo di infrastrutture avanzate.

Tre modelli presenti nel sistema italiano

Osservando nel loro insieme gli enti e le istituzioni fin qui descritti, è possibile individuare tre grandi modelli organizzativi che, pur con numerose differenze interne, aiutano a comprendere la struttura della ricerca pubblica italiana.

Il modello dell’ente multidisciplinare nazionale

L’esempio più rappresentativo è il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Si tratta di un ente caratterizzato da una forte presenza sul territorio, da un’articolazione organizzativa complessa e da una missione scientifica che abbraccia un ampio numero di discipline. La sua funzione principale è garantire la presenza di competenze e attività di ricerca in settori molto diversi tra loro, favorendo collaborazioni interdisciplinari e continuità istituzionale nel lungo periodo.

Il modello dell’ente specialistico

A questa categoria appartengono enti come INFN, INAF, INGV, INRIM, OGS e la Stazione Zoologica Anton Dohrn.

La loro attività è concentrata su specifici ambiti scientifici e si sviluppa attraverso comunità di ricerca altamente specializzate, infrastrutture dedicate e programmi di ricerca mirati. In questi casi la forza dell’ente deriva soprattutto dalla specializzazione delle competenze e dalla capacità di operare come punto di riferimento nazionale in un determinato settore scientifico.

Il modello delle fondazioni di ricerca

IIT e Human Technopole rappresentano invece un modello organizzativo differente, introdotto più recentemente nel sistema italiano.

Pur essendo sostenute prevalentemente da finanziamenti pubblici, queste istituzioni operano secondo forme organizzative diverse da quelle degli Enti Pubblici di Ricerca. Le loro attività sono caratterizzate da una forte apertura internazionale, da procedure di reclutamento competitive, da una maggiore concentrazione su specifici ambiti scientifici e da una particolare attenzione al trasferimento tecnologico, alle infrastrutture condivise e alla capacità di attrarre finanziamenti competitivi.

È importante sottolineare che questi modelli non sono alternativi tra loro né rispondono alle stesse esigenze. Al contrario, rappresentano strumenti diversi attraverso i quali il sistema pubblico sostiene la ricerca scientifica, l’innovazione tecnologica e la formazione di competenze avanzate.

Come confrontare enti molto diversi tra loro

Valutare enti come CNR, INFN, ENEA, ISS, IIT o Human Technopole esclusivamente sulla base del finanziamento pubblico ricevuto può risultare fuorviante.

Le differenze in termini di missione istituzionale, dimensioni organizzative, numero di dipendenti, infrastrutture gestite e modalità operative rendono infatti difficile qualsiasi confronto basato su un singolo indicatore. Un ente presente con decine di sedi sul territorio nazionale e migliaia di dipendenti affronta esigenze molto diverse da quelle di una fondazione concentrata in un unico campus o di un’organizzazione che coordina grandi programmi internazionali.

Per comprendere realmente il ruolo e le prestazioni delle diverse istituzioni è necessario considerare un insieme più ampio di fattori, tra cui:

  • il finanziamento ordinario proveniente dallo Stato;
  • la capacità di attrarre finanziamenti competitivi nazionali;
  • la partecipazione a programmi e finanziamenti europei;
  • le entrate derivanti da collaborazioni con imprese e attività per conto terzi;
  • il numero di ricercatori, tecnologi e personale scientifico;
  • la consistenza complessiva dell’organico e del personale in formazione;
  • la disponibilità e la complessità delle infrastrutture di ricerca gestite;
  • la produzione scientifica, la capacità brevettuale, il trasferimento tecnologico e l’impatto delle attività svolte.

Solo una valutazione che tenga conto congiuntamente di questi elementi consente di cogliere le differenze tra enti che operano in contesti scientifici, tecnologici e istituzionali profondamente diversi.

In definitiva, la ricchezza del sistema italiano della ricerca pubblica non deriva dall’esistenza di un unico modello organizzativo, ma dalla coesistenza di istituzioni con missioni complementari. Grandi enti multidisciplinari, organizzazioni specialistiche, agenzie nazionali e fondazioni di ricerca contribuiscono, ciascuno secondo le proprie caratteristiche, alla produzione di conoscenza, allo sviluppo dell’innovazione e al supporto delle politiche pubbliche. Questa pluralità rappresenta una delle principali caratteristiche del sistema italiano e ne costituisce al tempo stesso un punto di forza e una delle sfide più complesse sul piano della governance e del finanziamento

Principali istituzioni della ricerca pubblica italiana
EnteNatura giuridicaVigilanzaMissione prevalentePersonale (ordine di grandezza)Finanziamento principale
CNREPRMURRicerca multidisciplinare> 8.500FOE
INFNEPRMURFisica nucleare, subnucleare e astroparticellare~ 2.000FOE
INAFEPRMURAstronomia, astrofisica e cosmologia~ 1.700FOE
INGVEPRMURGeofisica, vulcanologia e monitoraggio sismico~ 1.000FOE
INRIMEPRMURMetrologia e standard di misura~ 300FOE
OGSEPRMUROceanografia e geofisica sperimentale~ 300FOE
Stazione Zoologica Anton DohrnEPRMURBiologia marina e biodiversità~ 300FOE
Elettra Sincrotrone TriesteEPRMURInfrastrutture di luce di sincrotrone e laser~ 400FOE
INDIREEPRMURRicerca educativa e innovazione didattica~ 200FOE
INVALSIEPRMURValutazione del sistema scolastico~ 150FOE
CREAEPRMASAFAgricoltura e agroalimentare~ 2.000Finanziamenti ministeriali e progetti
ENEAEPRMASEEnergia, tecnologie e innovazione~ 2.400Trasferimenti statali e programmi nazionali
ISPRAEPRMASEAmbiente e supporto tecnico alle politiche ambientali~ 1.200Finanziamenti statali
ISSEPRMinistero della SaluteSalute pubblica e ricerca biomedica~ 1.800Finanziamenti statali
ISTATEPRPresidenza del ConsiglioStatistica ufficiale~ 2.000Bilancio dello Stato
INAPPEPRMinistero del LavoroPolitiche del lavoro e welfare~ 300Bilancio statale
ASIAgenzia nazionaleMUR / Presidenza del ConsiglioPolitica spaziale e programmi aerospaziali~ 500Bilancio statale e programmi spaziali
IITFondazione di diritto privatoStatoRobotica, IA, nanotecnologie, salute~ 1.900Contributo statale e fondi competitivi
Human TechnopoleFondazione di diritto privatoMEF, Salute, MURScienze della vita e genomica~ 500Dotazione statale e fondi competitivi
Confronto sintetico dei modelli organizzativi
ModelloEnti principaliCaratteristiche
Grande ente multidisciplinareCNRCopertura di numerose discipline, forte presenza territoriale, elevato numero di istituti e personale
Enti specialisticiINFN, INAF, INGV, INRIM, OGS, SZN, ElettraAttività concentrate in uno specifico settore scientifico e gestione di infrastrutture dedicate
Enti di supporto alle politiche pubblicheISS, ISPRA, ISTAT, INAPP, CREAProduzione di conoscenze e servizi tecnico-scientifici a supporto delle amministrazioni pubbliche
Agenzia di programmaASICoordinamento e finanziamento di programmi nazionali e internazionali
Fondazioni di ricercaIIT, Human TechnopoleMaggiore flessibilità organizzativa, forte internazionalizzazione, ricerca ad alta intensità tecnologica

Finanziamento, territorialità e prospettive della ricerca pubblica italiana

Il ruolo dei finanziamenti competitivi

Per gli enti pubblici di ricerca il finanziamento ordinario rappresenta la base necessaria per garantire la continuità delle attività istituzionali, il funzionamento delle strutture, il mantenimento delle infrastrutture e la copertura dei costi del personale. Tuttavia, una parte sempre più rilevante delle risorse destinate alla ricerca proviene da canali competitivi nazionali e internazionali.

Accanto ai finanziamenti ordinari, gli enti partecipano infatti a programmi quali Horizon Europe, ERC, Marie Skłodowska-Curie Actions, PRIN, Fondo Italiano per la Scienza (FIS), programmi dell’Agenzia Spaziale Europea, iniziative regionali, bandi promossi da fondazioni e collaborazioni con imprese e altri soggetti pubblici e privati.

La capacità di attrarre queste risorse costituisce oggi uno degli indicatori più significativi della competitività scientifica di un ente. I finanziamenti competitivi consentono infatti di realizzare nuove infrastrutture, acquisire apparecchiature avanzate, reclutare personale altamente qualificato, sostenere giovani ricercatori e partecipare alle grandi reti scientifiche internazionali.

Il sistema della ricerca italiana si fonda quindi su due canali complementari. Da un lato il finanziamento ordinario garantisce stabilità e continuità; dall’altro i finanziamenti competitivi favoriscono lo sviluppo di nuove attività, l’innovazione e l’internazionalizzazione della ricerca. Le due componenti non sono alternative, ma strettamente interdipendenti: la disponibilità di strutture, competenze e personale sostenute dai finanziamenti ordinari rappresenta spesso il presupposto necessario per competere con successo nei programmi nazionali e internazionali.

L’impatto del PNRR sul sistema della ricerca

Tra il 2021 e il 2026 il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha introdotto un intervento straordinario di rilancio della ricerca e dell’innovazione in Italia.

Le risorse destinate alla Missione 4 “Istruzione e Ricerca”, e in particolare alla componente dedicata al rapporto tra ricerca e impresa, hanno finanziato numerose iniziative, tra cui Centri Nazionali, Partenariati Estesi, Ecosistemi dell’Innovazione e programmi di potenziamento delle infrastrutture scientifiche e digitali.

Questi investimenti hanno consentito agli enti di ricerca, alle università e alle altre istituzioni scientifiche di realizzare infrastrutture, laboratori e piattaforme tecnologiche che sarebbero stati difficilmente sostenibili attraverso i soli finanziamenti ordinari. Al tempo stesso, il PNRR ha introdotto procedure di gestione, monitoraggio e rendicontazione particolarmente rigorose, richiedendo agli enti una capacità amministrativa e organizzativa spesso diversa rispetto a quella tradizionalmente richiesta dai finanziamenti ordinari.

L’esperienza del PNRR ha inoltre posto una questione strategica destinata a diventare centrale negli anni successivi: garantire la sostenibilità nel tempo delle infrastrutture, delle competenze e delle attività sviluppate grazie a finanziamenti straordinari. La capacità di consolidare questi investimenti rappresenterà una delle principali sfide per il sistema della ricerca italiana nel prossimo decennio.

La dimensione territoriale della ricerca

La distribuzione geografica degli enti pubblici di ricerca evidenzia una realtà più articolata di quanto suggerisca la semplice localizzazione delle sedi centrali.

Roma ospita numerose direzioni generali e sedi legali di enti nazionali, tra cui CNR, INAF, INGV, ISS, ISTAT, INAPP e ASI. Tuttavia, molte istituzioni scientifiche presentano una forte diffusione territoriale e operano attraverso reti di laboratori, osservatori, sezioni e centri di ricerca distribuiti sull’intero territorio nazionale.

Alcune realtà hanno sviluppato poli scientifici particolarmente specializzati. Torino rappresenta un punto di riferimento per la metrologia e alcune attività tecnologiche avanzate; Trieste ospita uno dei principali sistemi scientifici nazionali grazie alla presenza di OGS, Area Science Park, Elettra Sincrotrone Trieste, istituti del CNR e numerose organizzazioni internazionali; Genova è caratterizzata dalla presenza dell’IIT; Milano concentra importanti attività nelle scienze della vita e nella ricerca biomedica grazie a Human Technopole e al distretto MIND; Napoli mantiene una forte tradizione nelle scienze marine e biologiche; Frascati costituisce uno dei principali poli nazionali nei settori della fisica e delle tecnologie spaziali; Catania ospita rilevanti attività nei campi dell’astrofisica, della geofisica, della biomedicina e della ricerca del CNR.

Ne emerge una rete scientifica policentrica, caratterizzata da specializzazioni territoriali differenti e da una crescente interazione tra enti di ricerca, università, ospedali, imprese e amministrazioni pubbliche.

Autonomia scientifica e governance degli enti

Gli Enti Pubblici di Ricerca godono di autonomia scientifica, organizzativa, amministrativa, finanziaria e contabile, nel rispetto dei principi sanciti dalla Costituzione e disciplinati dal decreto legislativo n. 218 del 2016.

Tale autonomia si esercita tuttavia all’interno del sistema della finanza pubblica e convive con le funzioni di indirizzo e vigilanza esercitate dalle amministrazioni competenti. I ministeri vigilanti approvano i principali strumenti di programmazione, verificano gli equilibri economico-finanziari e partecipano alla definizione degli indirizzi strategici degli enti.

Nel corso degli anni il dibattito sul sistema della ricerca ha spesso riguardato il rapporto tra autonomia scientifica e controllo pubblico. Si tratta di un equilibrio delicato: da un lato la ricerca necessita di indipendenza e continuità nelle scelte scientifiche; dall’altro gli enti gestiscono risorse pubbliche e sono pertanto soggetti a forme di responsabilità e controllo analoghe a quelle previste per le altre amministrazioni pubbliche.

Una rete nazionale della conoscenza

Considerati nel loro insieme, gli enti pubblici di ricerca non costituiscono una semplice somma di istituzioni autonome, ma una rete di competenze e infrastrutture che coinvolge università, IRCCS, ospedali, imprese, agenzie nazionali, organizzazioni internazionali e amministrazioni territoriali.

In molti casi la ricerca si sviluppa attraverso collaborazioni stabili tra soggetti diversi che condividono laboratori, piattaforme tecnologiche e programmi scientifici. Trieste, Frascati, Napoli, Milano, Bologna e altre aree ad alta intensità scientifica mostrano come la cooperazione tra organizzazioni differenti sia ormai una componente strutturale della ricerca contemporanea.

La presenza di enti multidisciplinari, istituzioni specialistiche, agenzie nazionali e fondazioni di ricerca contribuisce a creare un sistema nel quale missioni diverse diventano spesso complementari. La collaborazione tra questi soggetti rappresenta un elemento essenziale per affrontare sfide scientifiche e tecnologiche sempre più complesse.

Valutare il sistema della ricerca pubblica italiana esclusivamente sulla base delle risorse assegnate ai singoli enti rischia di fornire una rappresentazione incompleta della realtà.

L’efficacia degli investimenti in ricerca andrebbe considerata attraverso una pluralità di indicatori, tra cui la produzione scientifica, la partecipazione a programmi internazionali, la capacità di attrarre finanziamenti competitivi, i brevetti, il trasferimento tecnologico, la creazione di spin-off, la formazione di nuovi ricercatori, il contributo alla salute pubblica, alla tutela dell’ambiente, alla sicurezza del territorio e allo sviluppo economico.

Anche i diversi enti devono essere valutati alla luce delle rispettive missioni istituzionali. Un organismo come il CNR svolge funzioni diverse da quelle dell’INFN, dell’ISS, dell’ISTAT o dell’ENEA; allo stesso modo, fondazioni come IIT e Human Technopole operano secondo modelli organizzativi differenti rispetto agli Enti Pubblici di Ricerca tradizionali.

La principale sfida per il sistema italiano non riguarda soltanto l’aumento delle risorse disponibili, ma anche la capacità di trasformare tali risorse in conoscenza, innovazione, servizi pubblici e opportunità di sviluppo. In questa prospettiva, la cooperazione tra enti, università, imprese e istituzioni diventa un fattore decisivo per valorizzare le competenze presenti nel Paese e rafforzare la capacità della ricerca di contribuire alla crescita economica, sociale e culturale dell’Italia.

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