Il nuovo percorso dei ricercatori: la tenure track

La Legge n. 79/2022 ha introdotto la figura del Ricercatore a Tempo Determinato in Tenure Track (RTT), destinata a diventare il principale canale di accesso alla carriera accademica.

La Legge 29 giugno 2022, n. 79 (di conversione, con modificazioni, del Decreto-Legge 30 aprile 2022, n. 36) ha modificato l’art. 24 della Legge 240/2010, introducendo la figura del Ricercatore a Tempo Determinato in Tenure Track (RTT), destinata a diventare il principale canale di accesso alla carriera accademica.

L’RTT è assunto con un contratto di lavoro subordinato di diritto privato della durata complessiva di sei anni, non rinnovabile, per lo svolgimento di attività di ricerca, didattica, didattica integrativa e servizio agli studenti.

La tenure track non deve essere interpretata come una stabilizzazione automatica. Nel testo originario della norma, a partire dalla conclusione del terzo anno l’ateneo sottopone a valutazione, su istanza dell’interessato, il titolare del contratto che abbia conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale, ai fini dell’eventuale inquadramento come professore associato. Con il superamento dell’ASN disposto dalla Legge 129/2026, questo meccanismo di passaggio dovrà essere adeguato dai relativi decreti attuativi: è quindi un aspetto della normativa RTT da monitorare con attenzione nei prossimi mesi, poiché la condizione “possesso dell’ASN” perderà progressivamente significato con l’entrata a regime dei nuovi requisiti di produttività e qualificazione scientifica.

Nel corso del contratto il ricercatore deve in ogni caso consolidare:

  • produzione scientifica;
  • attività didattica;
  • partecipazione a progetti competitivi;
  • internazionalizzazione;
  • capacità di coordinamento;
  • autonomia scientifica.

L’obiettivo è dimostrare di possedere le caratteristiche richieste per l’ingresso stabile nei ruoli della docenza universitaria.

Da professore associato a professore ordinario

L’accesso alla seconda e alla prima fascia continua a rappresentare il momento più significativo della progressione accademica.

Se il ruolo di professore associato certifica una piena autonomia scientifica, il passaggio alla prima fascia richiede normalmente una maturità ulteriore.

Un professore ordinario deve essere in grado di:

  • guidare linee di ricerca;
  • coordinare gruppi e laboratori;
  • attrarre finanziamenti;
  • promuovere collaborazioni internazionali;
  • formare giovani studiosi;
  • contribuire alla governance accademica;
  • rappresentare il proprio settore scientifico.

La differenza tra le due fasce non è soltanto quantitativa, ma soprattutto qualitativa.