AFAM, l’altra metà della formazione superiore italiana

146 istituzioni, articolate in 164 unità territoriali, oltre 95 mila studenti, più di 18.500 docenti e oltre 4.600 unità di personale non docente. Il sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica sta attraversando una fase decisiva del lungo processo di integrazione nella formazione superiore italiana.

Quando si parla di formazione superiore in Italia, il pensiero va quasi automaticamente alle università. Eppure, accanto agli atenei, esiste un altro importante settore dell’istruzione terziaria: quello dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (AFAM).

Un universo che va ben oltre l’immagine tradizionale del Conservatorio o dell’Accademia di Belle Arti. Il sistema comprende Conservatori di musica, Accademie di Belle Arti, l’Accademia Nazionale di Danza, l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, gli Istituti Superiori per le Industrie Artistiche (ISIA) e istituzioni non statali autorizzate a rilasciare titoli aventi valore legale. L’offerta formativa abbraccia discipline molto diverse tra loro: musica, arti visive, design, restauro, teatro, danza e nuove tecnologie applicate alla produzione artistica.

Non si tratta, dunque, di un settore marginale. Nell’anno accademico 2024/2025 gli iscritti ai soli corsi AFAM di primo e secondo livello erano 93.539, mentre considerando l’insieme dei corsi accademici, comprendente anche corsi a ciclo unico, master e dottorati, la popolazione studentesca raggiungeva 95.307 iscritti. I dati di sintesi pubblicati nel luglio 2026 consentono inoltre di seguire l’evoluzione del sistema fino all’anno accademico 2025/2026, anche se le informazioni relative a quest’ultimo anno sono ancora indicate dal Ministero come provvisorie.

La svolta che ha dato all’AFAM l’attuale configurazione risale alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, con la quale è stato avviato il riordino delle istituzioni artistiche e musicali e il comparto è stato collocato nell’ambito dell’istruzione terziaria. Da allora il settore ha seguito un lungo percorso di riforma e progressivo avvicinamento al sistema universitario, pur mantenendo caratteristiche, ordinamenti e istituzioni proprie.

Negli ultimi anni il processo ha conosciuto una significativa accelerazione. Le riforme hanno interessato gli ordinamenti didattici, il reclutamento del personale e la ricerca, mentre dall’anno accademico 2024/2025 hanno preso avvio i primi dottorati di ricerca AFAM, completando anche per questo comparto il terzo ciclo della formazione superiore.

Nel 2026 si sono aggiunti due ulteriori passaggi. Il 30 giugno 2026 il Ministro Anna Maria Bernini ha annunciato il percorso destinato ad attribuire ai diplomi accademici AFAM la denominazione di laurea, con l’obiettivo dichiarato di rendere i titoli maggiormente riconoscibili, soprattutto in ambito internazionale. Il successivo 23 luglio il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare il nuovo regolamento sulla programmazione, sullo sviluppo e sulla valutazione del sistema AFAM, che prevede, tra l’altro, un ruolo più strutturato dell’ANVUR nella valutazione delle istituzioni.

La modifica annunciata della denominazione dei titoli assume quindi un significato che va oltre il piano terminologico. I diplomi accademici AFAM possiedono già un preciso inquadramento nell’ordinamento italiano; il tema riguarda anche la loro riconoscibilità, soprattutto nei rapporti con istituzioni e datori di lavoro stranieri. È questa una delle motivazioni espressamente indicate dal MUR nell’annuncio del giugno 2026.

L’AFAM si trova così in una fase particolarmente delicata della propria storia: non una semplice estensione dell’università alle arti, ma un sistema di alta formazione con una propria identità che sta progressivamente acquisendo strumenti di ricerca, valutazione e programmazione più vicini a quelli del mondo universitario.

Dietro le riforme in corso c’è quindi una questione più ampia: il posto occupato dalla formazione artistica, musicale e coreutica nel sistema italiano dell’istruzione superiore e il modo in cui questo settore intende presentarsi fuori dai propri confini tradizionali, come componente a pieno titolo della formazione terziaria italiana.

Un sistema di 146 istituzioni e 164 unità territoriali

L’AFAM è una realtà più diffusa sul territorio di quanto la sua visibilità pubblica possa far pensare. Nell’anno accademico 2024/2025 il MUR censisce 164 istituti e sedi AFAM, di cui 107 statali e 57 non statali. Il dato comprende tuttavia anche sezioni staccate e sedi decentrate: al netto di queste articolazioni territoriali, le istituzioni sono 146, di cui 102 statali e 44 non statali.

La distinzione è importante. Le 164 unità rilevate descrivono la rete territoriale attraverso la quale viene erogata la formazione, mentre le 146 istituzioni identificano i soggetti che compongono effettivamente il sistema.

Nel quadro ministeriale rientrano Conservatori, Accademie di Belle Arti statali e legalmente riconosciute, ISIA, istituzioni private autorizzate, l’Accademia Nazionale di Danza, l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, l’Istituto musicale pareggiato della Valle d’Aosta e il Politecnico delle Arti di Bergamo. Tra le 102 istituzioni statali figurano 70 Conservatori di musica e 24 Accademie di Belle Arti, oltre alle due Accademie nazionali, ai cinque ISIA e al Politecnico delle Arti.

Nel complesso, le unità censite dal MUR risultano quasi equamente distribuite tra i due grandi ambiti del sistema: il 51% appartiene all’area musicale e coreutica, mentre il 49% fa capo alle belle arti, alle industrie artistiche e al teatro.

La rete non è distribuita uniformemente lungo la penisola. Il 45,7% delle unità si concentra nel Nord Italia, contro il 26,8% del Centro e il 27,4% del Sud e delle Isole, corrispondenti rispettivamente a 75, 44 e 45 unità.

La maggiore concentrazione si registra in Lombardia, che con 30 unità raccoglie il 18,3% dell’intera rete AFAM nazionale. Seguono Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna. Nel Mezzogiorno assumono particolare rilievo Puglia e Sicilia. La presenza dell’AFAM attraversa quindi tutte le macroaree del Paese, seppure con differenze territoriali significative.

Lo squilibrio diventa più evidente nel settore non statale, soprattutto nell’area artistica. È uno degli elementi che contribuiscono a spiegare il peso assunto dal Centro-Nord nei settori del design, della moda e delle industrie artistiche, nei quali l’offerta privata ha una presenza particolarmente significativa.

Anche osservando gli studenti emergono differenze territoriali importanti. Nell’anno accademico 2024/2025 la sola Lombardia accoglieva 22.016 iscritti ai corsi accademici AFAM, confermandosi uno dei principali poli di attrazione del sistema.

La fotografia complessiva è quindi quella di una rete nazionale caratterizzata da dimensioni, specializzazioni e capacità di attrazione molto diverse da territorio a territorio. Il Nord concentra una parte rilevante delle istituzioni e dell’offerta non statale, mentre nel Mezzogiorno Conservatori e istituzioni pubbliche continuano a svolgere un ruolo decisivo nel garantire la diffusione territoriale dell’alta formazione artistica e musicale.

Per un’analisi strutturale di questo tipo, il Focus Il Sistema AFAM 2024/2025 rimane il riferimento organico più completo. I dati di sintesi pubblicati nel 2026 permettono però di aggiornare alcune grandezze al 2025/2026, tenendo presente il loro carattere provvisorio.

Formazione, professioni e ricerca

Definire l’AFAM semplicemente come il luogo in cui si “insegnano le arti” sarebbe riduttivo. La legge n. 508 del 1999 ha collocato il comparto nell’ambito dell’istruzione terziaria, costruendo un sistema dotato di una propria identità e caratterizzato da uno stretto rapporto tra formazione specialistica e attività artistica e professionale.

Le Accademie preparano artisti, restauratori, designer e professionisti delle arti visive; i Conservatori formano musicisti, compositori e altre figure legate alla produzione musicale; gli ISIA operano soprattutto nell’ambito del design e della progettazione, mentre le due Accademie nazionali presidiano rispettivamente la danza e l’arte drammatica. A queste realtà si aggiungono le istituzioni private, particolarmente presenti nei settori del design, della moda, del costume, del teatro, del lusso e delle nuove tecnologie.

A questa vocazione si è affiancato con crescente evidenza un secondo asse: la ricerca. Dall’anno accademico 2024/2025 sono stati attivati i primi corsi di dottorato AFAM, completando il terzo ciclo della formazione superiore e introducendo stabilmente la formazione alla ricerca accanto alla didattica e alla produzione artistica.

Nell’anno accademico 2024/2025 il MUR rileva 5.695 corsi accademici attivi, il 2,7% in più rispetto all’anno precedente e circa il 15% in più nell’arco di dieci anni. L’82,9% dei corsi appartiene all’area musicale e coreutica, mentre il 16,2% fa capo all’area delle belle arti, industrie artistiche e teatro.

L’offerta comprende:

  • 2.955 corsi accademici di primo livello;
  • 2.595 corsi di secondo livello, compresi i percorsi quinquennali a ciclo unico abilitanti alla professione di restauratore dei beni culturali;
  • 84 master accademici di primo e secondo livello;
  • 61 corsi di dottorato di ricerca.

La crescita non riguarda soltanto il numero complessivo dei corsi. Nell’ultimo decennio è aumentata soprattutto l’articolazione dei percorsi di primo e secondo livello, mentre quelli appartenenti ai precedenti ordinamenti sono progressivamente giunti a esaurimento.

L’avvio dei dottorati rappresenta uno dei cambiamenti più significativi: non modifica la natura fortemente laboratoriale e professionale dell’AFAM, ma amplia il ruolo delle istituzioni, chiamate sempre più a coniugare formazione, sperimentazione, produzione artistica e ricerca.

Nell’anno accademico 2024/2025 gli iscritti all’insieme dei corsi accademici AFAM sono 95.307, con un incremento del 4,7% rispetto all’anno precedente e di oltre il 51% nell’arco di dieci anni.

La distribuzione degli studenti presenta però caratteristiche quasi opposte rispetto a quella dell’offerta. Se l’area musicale concentra la grande maggioranza dei corsi, sono le belle arti, le industrie artistiche e il teatro ad accogliere la maggior parte degli studenti. La differenza dipende in larga misura dalle caratteristiche della didattica musicale, nella quale molti insegnamenti sono individuali o destinati a gruppi ristretti: il MUR rileva mediamente 7 studenti per corso nell’area musicale contro 67 nell’area artistica.

Nel complesso, il 69,8% degli studenti frequenta istituzioni statali, mentre il 30,2% è iscritto in strutture non statali. Il peso del settore privato diventa però molto maggiore nell’area artistica e soprattutto nei percorsi legati al design e alla moda.

I dati di sintesi più recenti indicano per il 2025/2026 un totale provvisorio di 96.292 iscritti ai corsi accademici, contro i 95.307 dell’anno precedente. Gli iscritti alle Accademie di Belle Arti statali passano da 34.288 a 35.038 e quelli ai Conservatori statali da 30.604 a 31.391.

Il quadro è quindi quello di un comparto che conserva una forte specializzazione artistica e professionale ma che, nello stesso tempo, presenta ormai le articolazioni di un sistema completo di formazione superiore: primo e secondo ciclo, master, dottorati e ricerca, con una popolazione studentesca vicina alle centomila unità.

Design e moda, un nuovo baricentro dell’AFAM

L’immagine dell’AFAM come sistema dominato quasi esclusivamente da Conservatori e Accademie di Belle Arti racconta ormai soltanto una parte della realtà. Musica e arti visive tradizionali continuano a rappresentarne componenti fondamentali, ma negli ultimi anni è cresciuto il peso dei percorsi legati al design e alla moda, soprattutto nell’offerta delle istituzioni non statali.

Nell’anno accademico 2024/2025 quasi il 30% di tutti gli studenti AFAM frequenta corsi riconducibili a Design e Moda; all’interno delle istituzioni dell’area artistica la quota raggiunge il 45% degli iscritti.

È soprattutto in questi settori che emerge il ruolo delle istituzioni non statali. Il fenomeno amplia anche il perimetro professionale dell’AFAM: accanto alla formazione dell’artista, del musicista o dell’interprete trovano spazio percorsi collegati alla progettazione, alla comunicazione visiva, alla moda e alle industrie creative.

Più che una sostituzione delle discipline tradizionali, si osserva quindi un progressivo allargamento del sistema verso ambiti nei quali formazione artistica, tecnologia e progettazione incontrano attività produttive e professionali.

Conservatori, molti corsi e piccoli numeri

Il confronto tra area artistica e musicale richiede una certa cautela. Valutare le dimensioni delle istituzioni soltanto sulla base del numero degli iscritti o dei corsi potrebbe infatti portare a conclusioni fuorvianti.

La formazione musicale prevede numerose discipline strumentali e attività svolte individualmente o in gruppi ristretti. Un corso musicale non è quindi direttamente confrontabile, per organizzazione e numero di studenti, con un corso accademico di design o arti visive.

La specificità emerge anche nel rapporto tra studenti e docenti: la struttura dell’insegnamento musicale richiede una maggiore intensità di personale rispetto ai percorsi caratterizzati da lezioni collettive. È un elemento da tenere presente quando si confrontano organici, costi e finanziamenti delle diverse componenti del sistema AFAM.

Un sistema sempre più internazionale

Un’altra trasformazione riguarda la provenienza degli studenti. Nell’anno accademico 2024/2025 gli iscritti con cittadinanza straniera sono 15.455, pari al 16,2% della popolazione studentesca AFAM; nel successivo 2025/2026 il dato provvisorio sale a 16.525.

La componente internazionale presenta una forte concentrazione territoriale nel Centro-Nord e una significativa presenza di studenti provenienti dall’Asia, in particolare dalla Cina. In questo quadro assume rilievo anche il programma Turandot, rivolto agli studenti cinesi interessati alla formazione italiana nei settori artistici, musicali e del design.

L’internazionalizzazione non coincide soltanto con la presenza di stranieri iscritti a un intero percorso di studi. Le istituzioni AFAM partecipano anche ai programmi di mobilità internazionale, in particolare attraverso Erasmus, contribuendo alla circolazione degli studenti e al rafforzamento delle relazioni con le istituzioni straniere.

Diplomati, oltre 22 mila titoli in un anno

Nel 2024 i diplomati nei corsi accademici AFAM sono stati 22.616, contro i 20.426 del 2023. I dati provvisori più recenti indicano un ulteriore aumento nel 2025, fino a 25.220 diplomati.

Anche tra i diplomati è rilevante la componente internazionale: nel 2024 USTAT rileva 4.245 diplomati con cittadinanza straniera.

L’aumento dei titoli rilasciati accompagna quindi l’espansione della popolazione studentesca e testimonia la crescente dimensione raggiunta dal comparto.

Il capitale umano: oltre 18 mila docenti

Alle dimensioni della popolazione studentesca corrisponde una struttura professionale tutt’altro che marginale. Nell’anno accademico 2024/2025 il sistema AFAM conta 18.516 docenti e 4.627 unità di personale non docente. Tra i docenti, il 50,6% opera a contratto.

La composizione del personale varia però sensibilmente tra istituzioni statali e non statali, riflettendo modelli organizzativi differenti. Questa eterogeneità è uno degli aspetti da considerare sia nella lettura dei dati occupazionali sia nel confronto tra le diverse componenti dell’AFAM.

Reclutamento e organizzazione, una riforma ancora in corso

Anche le regole sul personale sono entrate in una fase di cambiamento. Il D.P.R. 24 aprile 2024, n. 83 ha ridefinito il sistema di programmazione e reclutamento del personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo delle istituzioni AFAM e ha istituito l’Abilitazione artistica nazionale (AAN) per docenti e ricercatori.

La presenza esplicita della figura del ricercatore segnala una trasformazione significativa. L’AFAM non sta modificando soltanto la propria offerta con l’introduzione dei dottorati, ma sta costruendo anche un quadro organizzativo e normativo più adeguato allo sviluppo dell’attività di ricerca.

Nel complesso, emerge un settore profondamente diverso dall’immagine che ancora spesso lo accompagna: più orientato verso design e industrie creative, più internazionale, dotato del terzo ciclo della formazione e interessato da una profonda revisione delle regole sul personale e sulla ricerca.

Il finanziamento pubblico: molto più di un fondo ordinario

Per comprendere le dimensioni dell’AFAM non basta guardare a istituzioni, corsi e studenti. Esiste anche una struttura finanziaria articolata, nella quale le risorse destinate al funzionamento rappresentano soltanto una parte dell’intervento pubblico.

Il finanziamento delle istituzioni statali passa attraverso più canali: funzionamento, personale, servizi agli studenti, borse di dottorato, edilizia e infrastrutture, ricerca, internazionalizzazione e interventi straordinari. A questi possono aggiungersi risorse provenienti dal PNRR, dai programmi europei e da altre amministrazioni pubbliche, oltre alle entrate proprie delle singole istituzioni.

È quindi fuorviante identificare il finanziamento dell’AFAM con un unico fondo.

Il fondo per il funzionamento nel 2025

Uno dei riferimenti per ricostruire il finanziamento del comparto è il D.M. 24 ottobre 2025, n. 777, relativo alle risorse per il funzionamento amministrativo e didattico delle istituzioni AFAM statali.

Le risorse considerate dal decreto ammontano complessivamente a 45.621.205 euro. Nel corso del 2025 il quadro finanziario è stato modificato anche dalla legge 26 settembre 2025, n. 142, che ha disposto un’integrazione di 17.530.217 euro sul capitolo interessato. A dicembre è intervenuto anche il D.M. n. 1109 del 19 dicembre 2025.

La successione dei provvedimenti mostra perché la lettura dei finanziamenti AFAM richieda cautela: stanziamenti iniziali, variazioni di bilancio e risorse finalizzate non possono essere interpretati come se costituissero un’unica grandezza omogenea.

Edilizia e infrastrutture

Uno dei maggiori interventi degli ultimi anni riguarda il patrimonio immobiliare e tecnologico delle istituzioni.

Nel novembre 2024 il MUR ha annunciato un pacchetto complessivo di oltre 321 milioni di euro per il settore. All’interno di questo quadro, 272,5 milioni sono stati destinati a 54 istituzioni AFAM selezionate per progetti di ammodernamento strutturale e tecnologico.

La dimensione dell’intervento trova spiegazione anche nelle condizioni del patrimonio utilizzato. Nella relazione approvata il 30 giugno 2026, la Corte dei conti rileva che l’86% delle superfici utilizzate necessita di interventi almeno di manutenzione straordinaria. La magistratura contabile riconosce il rafforzamento degli investimenti, soprattutto sul versante edilizio e infrastrutturale, ma segnala il permanere di rilevanti esigenze finanziarie.

Il problema assume caratteristiche particolari perché Conservatori e Accademie hanno esigenze strutturali differenti. I primi necessitano, tra l’altro, di sale prova, auditorium e ambienti con caratteristiche acustiche specifiche; le seconde richiedono atelier, laboratori, spazi espositivi e strutture adatte a discipline che possono spaziare dalla pittura al restauro e dalle arti plastiche alle tecnologie digitali.

Dottorati, ricerca e internazionalizzazione

La prima fase dei dottorati AFAM è stata sostenuta anche attraverso risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Per l’anno accademico 2025/2026 il MUR ha inoltre stanziato 15 milioni di euro di risorse nazionali per finanziare le borse dei corsi accreditati.

La scelta rappresenta un passaggio importante nella costruzione di un sistema stabile di formazione alla ricerca, dopo l’avvio dei primi dottorati nell’anno accademico precedente.

Nel pacchetto finanziario annunciato dal MUR nel novembre 2024 erano inoltre compresi 4 milioni di euro per progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale, destinati anche a interventi sul disagio giovanile e a iniziative di innovazione sociale.

A queste risorse si aggiungono gli interventi destinati all’internazionalizzazione e al rafforzamento della presenza delle istituzioni AFAM nelle reti internazionali.

Quanto costa davvero il sistema AFAM?

Non esiste quindi un’unica cifra che, da sola, possa essere definita come “il finanziamento annuale dell’AFAM”.

Per ricostruirne la dimensione economica occorre tenere distinti almeno quattro grandi blocchi:

  1. finanziamento istituzionale, comprendente funzionamento, personale e altre risorse ordinarie;
  2. finanziamenti finalizzati, destinati per esempio a studenti, ricerca, produzione artistica, dottorati e internazionalizzazione;
  3. investimenti, soprattutto per edilizia, infrastrutture, laboratori e attrezzature;
  4. entrate proprie e altre fonti, tra cui contribuzione studentesca, finanziamenti europei e risorse provenienti da altre amministrazioni.

La distinzione è fondamentale anche nel confronto tra pubblico e privato. Le istituzioni AFAM non statali autorizzate dal MUR operano infatti secondo modelli finanziari differenti rispetto alle Accademie e ai Conservatori statali.

La stessa Corte dei conti, nella relazione del 2026, richiama l’esigenza di rafforzare l’autonomia finanziaria delle istituzioni e di affrontare le carenze di organico e le altre criticità che ancora accompagnano il processo di riforma.

La statizzazione: la svolta del 2022

Uno dei cambiamenti che più hanno inciso sull’assetto recente dell’AFAM è stata la statizzazione di una parte consistente delle istituzioni fino ad allora non statali, che ha ridisegnato i confini tra settore pubblico e privato.

Il processo affonda le proprie radici nell’articolo 22-bis del decreto-legge n. 50 del 2017, convertito dalla legge n. 96 dello stesso anno, e ha trovato attuazione attraverso il D.P.C.M. del 9 settembre 2021 e i successivi provvedimenti ministeriali.

Il 14 ottobre 2022 il MUR ha emanato 21 decreti relativi alla statizzazione di 22 istituzioni AFAM precedentemente non statali. La differenza tra i due numeri dipende dalla fusione dell’Accademia di Belle Arti “Giacomo Carrara” e dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Gaetano Donizetti” di Bergamo nel nuovo Politecnico delle Arti di Bergamo.

Dal 1° gennaio 2023, 17 Istituti Superiori di Studi Musicali e 5 Accademie di Belle Arti precedentemente non statali sono entrati nel processo di statizzazione; considerate le aggregazioni, il risultato è stato costituito da 16 Conservatori, 4 Accademie di Belle Arti e il Politecnico delle Arti di Bergamo.

Il cambiamento emerge chiaramente nelle statistiche: nell’anno accademico 2021/2022 le istituzioni statali rappresentavano il 53% del sistema AFAM; nel 2022/2023 la quota è salita al 68%. Nello stesso periodo il numero delle unità censite dal MUR è sceso a 158, anche per effetto dell’accorpamento delle due istituzioni bergamasche e della revoca dell’autorizzazione ministeriale a quattro istituzioni private.

La statizzazione ha quindi effetti importanti anche sull’interpretazione delle serie storiche. Una parte dell’aumento dell’offerta, del personale e del peso delle istituzioni statali non deriva infatti dalla nascita di nuove strutture o da un’improvvisa espansione della didattica, ma dal passaggio nel perimetro statale di istituzioni, studenti, corsi e personale già presenti nel sistema AFAM.

Distinguere i due fenomeni è indispensabile per comprendere quanto il sistema stia effettivamente crescendo e quanto, invece, stia cambiando la propria organizzazione.

Una riforma ancora in movimento

La trasformazione dell’AFAM non si è conclusa con la statizzazione. Il 2024 ha segnato un altro passaggio importante con la revisione degli ordinamenti didattici e delle regole sul reclutamento, mentre nello stesso anno accademico sono stati avviati i primi dottorati.

Il processo è proseguito nel 2026 con l’annuncio relativo alla futura denominazione di laurea dei diplomi accademici e con il nuovo regolamento sulla programmazione, sullo sviluppo e sulla valutazione del comparto, approvato dal Consiglio dei ministri in esame preliminare il 23 luglio 2026. Il nuovo impianto prevede una programmazione strategica triennale e un monitoraggio affidato all’ANVUR su didattica, ricerca, internazionalizzazione, servizi agli studenti, sostenibilità finanziaria, strutture e sbocchi occupazionali.

Sono passaggi da collocare nel lungo percorso iniziato con la legge n. 508 del 1999, piuttosto che interpretare come un’improvvisa trasformazione delle Accademie e dei Conservatori in università. L’AFAM mantiene una propria identità istituzionale e didattica, ma acquisisce progressivamente strumenti presenti anche nel sistema universitario: ricerca, dottorati, programmazione strategica, valutazione periodica e, secondo il percorso annunciato nel 2026, una denominazione dei titoli più immediatamente riconoscibile.

Anche la Corte dei conti descrive un settore nel quale il processo di riforma ha compiuto significativi progressi, sostenuto dagli investimenti, dal PNRR e dal completamento della statizzazione. Rimangono tuttavia questioni aperte relative agli organici, al reclutamento, alla governance, ai dottorati, alle infrastrutture e al monitoraggio degli esiti occupazionali.

La riforma, quindi, non può essere raccontata come un percorso già definitivamente concluso. L’AFAM sta acquisendo una struttura più articolata e maggiormente integrata nel sistema della formazione superiore, ma deve ancora consolidare valutazione, ricerca, reclutamento, infrastrutture e governance.

Pubblico e non statale: due modelli nello stesso sistema

I dati mostrano infine quanto sia difficile parlare dell’AFAM come di un comparto perfettamente omogeneo.

Nell’anno accademico 2024/2025 il MUR censisce 107 unità statali e 57 non statali, comprendendo anche sedi decentrate e sezioni staccate. Le istituzioni statali accolgono la maggioranza della popolazione studentesca, mentre il settore non statale, pur presentando un numero molto inferiore di corsi, assume un peso considerevole soprattutto nell’area artistica e nei settori del design, della moda e delle industrie creative.

La differenza non è dunque soltanto quantitativa. Pubblico e non statale possono presentare strutture diverse per dimensione, organizzazione della didattica, composizione del personale, specializzazione disciplinare e fonti di finanziamento.

È proprio questa eterogeneità a rendere particolarmente importante il percorso di valutazione avviato dal MUR. Il nuovo impianto presentato nel luglio 2026 punta infatti a rendere maggiormente comparabili e leggibili le diverse realtà attraverso programmazione strategica e valutazione periodica di didattica, ricerca, internazionalizzazione, servizi, strutture, sostenibilità finanziaria e risultati.

L’AFAM che emerge dai dati è quindi molto diversa dall’immagine di un piccolo comparto parallelo all’università. È un sistema articolato, formato da istituzioni storiche e nuove realtà, pubblico e privato, Conservatori, Accademie e scuole orientate alle industrie creative; un settore che ha ormai sviluppato tutti e tre i cicli della formazione superiore e che sta cercando di consolidare ricerca, internazionalizzazione, valutazione e capacità di attrazione.

La sfida dei prossimi anni sarà preservarne la specificità mentre procede il processo di integrazione nel sistema italiano ed europeo della formazione superiore.

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